«Ruby come la moglie di Mario Chiesa»: la rabbia contro l'ex e i soldi di Berlusconi in case e ristoranti

«Ruby come la moglie di Mario Chiesa»: la rabbia contro l'ex e i soldi di Berlusconi in case e ristoranti

È continuata oggi la requisitoria del pm Luca Gaglio nel processo Ruby Ter, a carico di Silvio Berlusconi e altri 28 imputati, tra cui una ventina di cosiddette 'ex olgettine', ex ospiti alle serate di Arcore che sarebbero state pagate, per l'accusa, per dire il falso nei processi sul caso Ruby. Nella requisitoria, tra le altre cose, il pm ha paragonato la stessa Ruby, all'anagrafe Karima El Mahroug, alla moglie di Mario Chiesa, e ha detto che le ragazze venivano 'stipendiate' dal Cav: la scorsa settimana, sempre nella requisitoria, l'altra pm Tiziana Siciliano aveva parlato delle ragazze come di «schiave sessuali» al servizio di Berlusconi.

 

«L'ex premier garantì alle ragazze un reddito di 2.500 euro e una casa»

 

Il pm Gaglio: «Ruby come la moglie di Mario Chiesa»

 

«Ricordate la moglie di Mario Chiesa che va a vuotare il sacco? Ruby esplode nel 2014», dice il pm Luca Gaglio, nella requisitoria sul caso Ruby ter, paragonando la moglie dell'ex presidente del Pio Albergo Trivulzio (il cui arresto diede il via a Tangentopoli) a Karima El Mahroug che «esplose» quando scoprì «il tradimento» dell'allora fidanzato Luca Risso. E che, dunque, nei messaggi agli atti delle indagini in quel periodo non faceva «che ripetere che nulla era stato intestato, ma i soldi erano suoi», quelli investiti in Messico e, secondo l'accusa, a lei versati da Silvio Berlusconi, attraverso l'allora compagno, accusato di riciclaggio.

 

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Il pm, infatti, nella requisitoria ha ricostruito anche il tema di quei soldi che sarebbero arrivati fino in Messico e coi quali Ruby e Risso avrebbero messo in piedi un ristorante con annesso pastificio a Playa del Carmen e acquistato anche alcuni appartamenti. Denaro, secondo le indagini, passato per Francoforte e Lugano. «C'è la prova di un bonifico da 300mila euro che ha come beneficiario Luca Risso», ha detto Gaglio, spiegando che tra dicembre 2013 e gennaio 2014 il telefono di Risso agganciò più volte la cella telefonica di Arcore.

 

 

 

L'ex legale era tesoriere di Ruby, pagato da Berlusconi

 

Luca Giuliante, l'ex legale di Karima El Mahroug, «ha svolto il ruolo di tesoriere di Ruby, pagato da Silvio Berlusconi», ha spiegato il pm. Sarebbe stato Giuliante, secondo i pm, a gestire «l'enorme quantità di denaro» che l'ex premier avrebbe fatto avere alla giovane marocchina per comprare il suo silenzio sul «bunga-bunga». L'avvocato, ha chiarito Gaglio, aveva «un ruolo composito, provava tenerezza per lei, aveva anche un ruolo paterno e atto pure a contenere la sua compulsione a spendere». Sarebbe stato lui a «mediare con Berlusconi in merito alle consegne, in piccole parti, del denaro».

 

Il Cavaliere, poi, nell'ottobre 2010 chiese a Giuliante «di farla interrogare nel suo studio con un suo 'emissariò», perché si era saputo che lei aveva parlato coi magistrati nelle indagini sul Ruby 1. «Giuliante partecipa alla corruzione dal primo momento, dalla pre-corruzione», dal momento in cui si sa che Ruby ha parlato coi magistrati, ha aggiunto Gaglio. La requisitoria andrà avanti fino a metà pomeriggio.

 

 

 

Uno stipendio da 2.500 euro alle ragazze

 

«A queste ragazze è stato assicurato che sarebbero state a posto sia come reddito, con un mensile da 2.500 euro, che per un tetto, una casa, un alloggio». Ci sono elementi e prove, ha spiegato il pm, «che dimostrano che già dal 2011», prima che le giovani andassero a testimoniare in aula, «esisteva un accordo corruttivo» tra l'ex premier e le ragazze «volto ad ottenere le false testimonianze di tutte le testimoni dei Ruby 1 e 2». Le giovani venivano «pagate anche per rendere interviste ai media non diverse da quelle in tribunale». «Vi è stato un accordo per le false testimonianze e si deve comprendere nel pacchetto anche la soluzione aggiuntiva di non rilasciare interviste ai media in senso contrario a quelle rese davanti ai giudici», ha aggiunto il pm.

 

La tesi difensiva, invece, è che le ragazze fossero state risarcite per la loro reputazione compromessa dopo lo scandalo delle serate a Villa San Martino. Per la Procura, invece, l'accordo corruttivo fu stretto «embrionalmente» nel gennaio 2011 con l'ormai nota riunione ad Arcore tra Berlusconi, i suoi legali e le ragazze, dopo le perquisizioni dei pm per il caso Ruby 1. Gaglio ha ricordato anche che «alcune di queste imputate avevano l'aspettativa di ricevere un alloggio in proprietà» e non in affitto e ha ricordato il 'pressing' delle giovani che andavano ad Arcore, davanti alla villa dell'ex premier, e telefonavano al ragioniere di fiducia del Cavaliere, il ragioniere Giuseppe Spinelli per avere soldi. 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Maggio 2022, 13:29
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