Roberto D'Agostino in cattedra a Oxford, il guru della Rete ha parlato agli studenti della University Italia Society

Roberto D'Agostino in cattedra a Oxford, il guru della Rete ha parlato agli studenti della University Italia Society

Roberto D’Agostino è salito in cattedra a Oxford. Ormai è diventato uno dei più grandi esperti della comunicazione e della rete. E da guru della Rete, Dago ha parlato agli studenti della University Italia Society, il prestigioso ateneo inglese, che ha ospitato anche Beppe Grillo. Dopo Dago è stata invitata anche Elsa Fornero ed è in calendario il regista premio Oscar Paolo Sorrentino.
 
 


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Come racconta Valerio Palmieri per “Chi” , e come ha documentato con le foto di Massimo Sestini, D'agostino è stato invitato per illustrare la rivoluzione del web che lo vede protagonista, ma davanti agli studenti non ha nascosto la sua emozione. «Ho vissuto la favola di essere arrivato alla mia età in un posto che non avrei mai immaginato. Con il mio sito pensavo, al massimo, di essere invitato a Domenica in o dalla Palombelli», queste le parole di Dago che è partito alla volta di Londra con moglie e parte della sua redazione a seguito. Dago è stato in grado di anticipare le tendenze, come quando a Quelli della notte, parlando della “Me Generation”, ciò che oggi avviene su Instagram, un mondo virtuale in cui tutti sono protagonisti come nei videogiochi. Lasciò tutto a 50 anni per fondare Dagospia quando ancora in pochi credevano e conoscevano il potenziale della rete. D’Agostino, infatti dal 2000 gestisce Dagospia e da quattro stagioni con Dago in the Sky racconta il nuovo mondo digitale.

«Dago nasce - ha racontato - nasce da una mia volontà esistenziale: a 50 anni, dopo aver collaborato con le maggiori testate nazionali, avevo una nevrosi perché non ero libero di scrivere le cose che mi interessavano. Così ho aperto Dagospia da solo, con dieci milioni di lire. Mia moglie è stata sempre al mio fianco». La moglie Anna Federici l'ha seguito a Oxford insieme alla redazione di Dagospia.





«I colleghi mi deridevano: “Internet è come il borsello, una moda stagionale”. Dopo dieci anni la carta stampata è stata travolta». L'invito di D'Agostino ai ragazzi è comunque quello di studiare: «Un ragazzo deve studiare perché la storia della civiltà umana si può ripercorrere attraverso gli oggetti che l’hanno trasformata: l’invenzione della ruota, la macchina fotografica, la lampadina, il treno, la pillola anticoncezionale, lo smartphone». Dago spiega il suo percorso scolastico, affermando di essere stato un autodidatta. «Era il 1968 e mi sono formato da autodidatta: mi piacevano Kerouac e Ginsberg, Beatles e Rolling Stones, quel cambiamento che ha dato vita a un nuovo soggetto sociale, “il giovane”, l’idea che un mondo diverso da quello dei genitori fosse possibile. Una decina d’anni dopo, finiti i maledetti Anni di piombo, cadute le ideologie, i ragazzi cominciarono a dividersi in tribù a seconda dei gusti musicali e a esprimersi con il look. Facevo il critico musicale, lo raccontai».



Alla domanda se è difficile essere semplici, D'Agostino ha risposto così: «Come diceva Marcello Marchesi: “Fra la tesi e l’antitesi, preferisco la sintesi”. Su Dagospia faccio titoli lunghi dove c’è già scritta la notizia, così, scorrendo il sito, in dieci minuti sai ciò che c’è da sapere. Se desideri approfondire, clicchi il pezzo».

Poi conclude con un'occhio puntato al futuro: «Facebook è un’utopia, ma la rivoluzione digitale ci dice che il nostro tempo è limitato e non possiamo passarlo a odiare qualcuno, meglio creare qualcosa di nostro. Ho smesso di combattere nelle redazioni e ho lavorato per affermare il mio sito e fare qualcosa per me stesso come fosse una terapia. Oggi sto molto meglio».

 
Venerdì 17 Maggio 2019, 16:26
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