Pamela, la sentenza oggi. La mamma in tribunale urla: «Giustizia per mia figlia»

Pamela, la sentenza oggi. La mamma in tribunale urla: «Giustizia per mia figlia»

Potrebbe arrivare oggi la sentenza per l'omicidio di Pamela Mastropietro, la ragazza violentata, uccisa e fatta a pezzi per il cui efferato delitto è imputato il nigeriano Innocent Oseghale: è in corso al Tribunale di Macerata l'udienza davanti alla Corte di Assise, che si è aperta con le repliche della procura, mentre poi sarà la volta delle parti civili e della difesa. «Speriamo che oggi sia fatta giustizia», ha detto il legale della famiglia di Pamela Mastropietro, l'avvocato Marco Valerio Verni, arrivando insieme ai genitori e ai parenti della ragazza al Tribunale di Macerata. «Ci aspettiamo la massima condanna», ha continuato Verni. 
 
 

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La mamma della 18enne romana, che si allontanò dalla comunità Pars di Corridonia il 29 gennaio 2018 e i cui resti furono ritrovati chiusi in due valigie, è presente al Palazzo di Giustizia, circondata dai familiari: sul muro lungo la strada adiacente, sono stati affissi due manifesti con scritto «Pamela C'è» e «Verità e giustizia per Pamela» sottolineati in tricolore. Guardando i manifesti tutti i parenti e gli amici dei familiari della ragazza hanno applaudito e la mamma ha urlato: «Giustizia per Pamela».

FORSE OGGI LA SENTENZA Il presidente della Corte aveva già fatto sapere che se le repliche si concluderanno entro le 11, ci saranno i tempi per dare inizio alla camera di consiglio ed emettere la sentenza altrimenti sarà necessario convocare un'altra udienza la settimana prossima. In aula siedono, come sempre, i genitori della 18enne romana, Alessandra Verni e Stefano Mastropietro. Presenti tra il pubblico anche la nonna, i parenti e conoscenti della famiglia arrivati da Roma per assistere a quella che potrebbe essere l'udienza decisiva: molti indossano una maglietta con la foto della vittima.

Il procuratore Giovanni Giorgio ha chiesto per Oseghale la condanna all'ergastolo con isolamento diurno di 18 mesi senza attenuanti: secondo l'accusa, il nigeriano ha violentato la ragazza approfittando delle sue condizioni di inferiorità, la vedeva come «uno strumento per soddisfare la sua cupidigia sessuale» e, probabilmente di fronte alla reazione della vittima che voleva andarsene, l'ha accoltellata con due fendenti al fegato e poi ridotta a pezzi per disfarsi del cadavere.

Oseghale ammette di aver tagliato il corpo, ma nega la violenza sessuale e l'omicidio. Secondo la difesa il rapporto sessuale sarebbe stato consensuale e la morte della ragazza sarebbe avvenuta per overdose, ma a quel punto l'imputato avrebbe perso la testa e, preso dal panico, avrebbe fatto a pezzi i resti della 18enne. I legali di Oseghale hanno chiesto di assolverlo dalla violenza sessuale e dall'omicidio e di condannarlo al minimo della pena per vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere.

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 29 Maggio 2019, 21:14
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