Mattarella firma la grazia parziale per due condannati: ecco chi sono Ambrogio Luca Crespi e Francesca Picilli

Mattarella firma la grazia parziale per due condannati: ecco chi sono Ambrogio Luca Crespi e Francesca Picilli

Sergio Mattarella firma la grazia parziale per due condannati. Si tratta di Ambrogio Luca Crespi e di Francesca Picilli per cui, come spiega il Quirinale, sarà possibile proseguire il percorso di rieducazione, dopo il parere del Ministero della Giustizia, ai sensi dell'art. 87, comma 11 della Costituzione.

 

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Chi è Ambrogio Crespi, per cui Mattarella ha firmato la grazia

La vicenda processuale di Ambrogio Crespi, regista anti-mafia, è paradossale. L'uomo, infatti, era stato condannato in via definitiva, nello scorso marzo, a sei anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa, nell'ambito dell'inchiesta sul voto di scambio politico-mafioso che aveva contraddistinto le elezioni regionali del 2010 in Lombardia. Domenico Zambetti, allora assessore regionale, aveva comprato quattromila voti della 'ndrangheta per circa 200mila euro e il nome di Crespi era stato indicato come collettore di 2.500 preferenze, raccolte in ambienti criminali. Il regista cinematografico, che si era sempre dichiarato innocente, aveva accettato la sentenza definitiva e si era presentato al carcere di Opera dopo la condanna.

 

Chi è Francesca Picilli, per cui Mattarella ha firmato la grazia

Uno dei decreti di grazia parziale firmati oggi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riguarda Francesca Picilli, che nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2012, a Sant'Agata di Militello, nel Messinese, durante una lite ferì al torace, con un coltello a serramanico, il proprio fidanzato, Benedetto Vinci che, ricoverato in ospedale, morì dieci giorni dopo a causa di quella ferita. La donna, che all'epoca dei fatti aveva 27 anni, fu condannata a 10 anni e mezzo per omicidio preterintenzionale dalla Corte d'assise d'appello di Regggio Calabria, dove la Cassazione rinviò il processo accogliendo il ricorso del difensore della Picilli, Nino Favazzo, contro la condanna dei giudici d'appello di Messina che avevano comminato una pena di 14 anni. A Reggio Calabria furono riconosciuti all'imputata le attenuanti generiche, perché la donna, nel corso della lite, non colpì il fidanzato con l'intenzione di ucciderlo.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 2 Settembre 2021, 21:59
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