Uccisa dall'amico dopo notte insieme: soldi e gelosia dietro il delitto di ​Mihela

Cuneo, donna uccisa dall'amico dopo notte insieme: soldi e gelosia dietro il delitto di ​Mihela Apostolides

«Abbiamo fatto la spesa insieme, poi in auto abbiamo litigato. Ho perso la testa. Non ce la facevo più. Mi aveva chiesto molti soldi durante il lockdown». Così Francesco Borgheresi, 41 anni, militare, appassionato d'armi, ha tentato di spiegare perché, ieri, a Cuneo ha sparato e ucciso la compagna, Mihela Apostolides, sua coetanea, di origini romene. Oltre alle richieste di denaro, ci sarebbe anche il movente della gelosia. Ieri sera l'uomo era stato fermato dalla polizia, nel parcheggio di un supermercato alla periferia di Cuneo.

Dopo un passaggio in ospedale, visto che un proiettile esploso durante la colluttazione gli si era conficcato nella mano sinistra, e l'interrogatorio reso al pm Alberto Braghin, è stato portato in carcere. Mihela era in Italia da 15 anni. A Cuneo lavorava in bar e locali notturni; durante il lockdown si è trovata in difficoltà economiche e ha condiviso con la sorella un alloggio in una frazione della città piemontese, lo stesso in cui ha passato la notte di giovedì con il compagno. Borgheresi, divorziato, era un dipendente dell'istituto cartografico di Firenze. Nell'abitacolo della sua auto, oltre a una seconda pistola, c'era uno zaino del terzo reggimento alpini. Il dibattito, oggi, si concentra soprattutto sulla sua storia, sul suo passato. Fino all'età di 20 anni Francesco aveva vissuto al Forteto, una comunità fondata nel 1977 vicino a Firenze dove si sperimentavano canoni «alternativi» di famiglia. E dove, sin dall'anno successivo, scoppiarono scandali per maltrattamenti e vicende a sfondo sessuale.

L'Associazione vittime del Forteto ricorda che non era uno dei tanti bimbi affidati dal tribunale di Firenze a quella che «per quarant'anni è stato considerato un luogo taumaturgico per minori e disabili». «È nato al Forteto - precisa una nota - da una socia fondatrice e, in ottemperanza al dogma 'fortetianò del rifiuto della famiglia di origine, non è stato cresciuto dalla mamma ma affidato a una 'madre funzionale'». «Mihaela non c'entrava con quella maledetta setta, ma come non pensare che ne sia l'ennesima vittima?». A chiederlo è Stefano Mugnai, deputato di Forza Italia che presiedette una commissione di inchiesta del consiglio regionale toscano.

Nel 2012 convocò per testimoniare proprio Borgheresi: «Ci raccontò come, di fatto, fosse stato rifiutato dalla madre in nome della teoria della famiglia funzionale e di come riuscì con non poche difficoltà a partire per il servizio militare proprio per fuggire dalla comunità. Lui c'era riuscito a scappare dal Forteto, dal luogo fisico, ma nessuno può mai fuggire dalla propria storia?».
 
Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Maggio 2020, 19:04
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