Ternana, patron Stefano Bandecchi potrebbe lasciare dopo la promozione
di Lorenzo Pulcioni

Ternana, patron Stefano Bandecchi
potrebbe lasciare dopo la promozione

 TERNI «Non vedo l’ora di finire questo campionato, poi potrei abbandonare il mondo del calcio». Mica da poco la bomba sganciata da Stefano Bandecchi nel giorno della vigilia di Ternana-Avellino. I tifosi attendono con trepidazione la partita che potrebbe regalare la matematica certezza del ritorno in Serie B. Ma la dichiarazione fa rapidamente il giro della città. C’è chi pensa ad una provocazione, un messaggio tra le righe o piuttosto una riflessione da imprenditore in un mondo del calcio pieno di problemi. Come spiega lo stesso presidente della Ternana al Messaggero c’è un po’ tutto: «Il mondo del calcio è drogato perchè non si autosostiene e per questo dovrebbe rivedere il suo status economico - spiega Bandecchi - è ridicolo che grandi società come Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli abbiano così tanti debiti. E’ ridicolo che squadre più piccole non li abbiano solo perchè compensano con i prestiti degli imprenditori di riferimento. In sintesi, il calcio non rende niente. E’ una riflessione che Mauro Balata, presidente della Lega B, fa da molto tempo. Tra Serie A e Serie B ci sono contenziosi economici sui diritti tv da milioni di euro. La Serie C boccheggia in una situazione disperata. Il girone B addirittura rischia di perdere una squadra a campionato praticamente finito. Almeno nel nostro girone il Trapani è fallito all’inizio. Mi chiedo se questo sia il modo per investire denaro. Il calcio italiano era il migliore del mondo. Oggi ci sono problemi che si vedono lontano un chilometro. La prima è la mancanza di sostenibilità dell’investimento. Ho avanzato la proposta di riqualificazione dello stadio perchè per una società è indispensabile. Le società di calcio dovrebbero potersi occuparsi di sociale con collegamenti industriali forti. Devono poter lavorare e insieme giocare al calcio. Sono un uomo pratico, propongo di un modello che non è inedito ma è l’unico che farà sopravvivere il calcio». Il pensiero va al progetto di riqualificazione del Liberati collegato alla clinica privata da 200 posti di cui 100 convenzionati: «Non ho chiesto soldi e nemmeno che qualcuno mi regali le Acciaierie - puntualizza il presidente - ma è normale che la Regione mi dica che devo aspettare 4-5 anni per le autorizzazioni della clinica? E’ come se avessero già detto di no. Tra 5 anni non ci sarà nemmeno uno dei politici che ci sono oggi. Quando cambiano gli uomini cambia tutto. Il progetto o si fa o non si fa. L’assessore Melasecche è persona seria e volenterosa. Basta ascoltare le sue parole, ha già detto che ci sono seri problemi e che in Regione diranno di no. Così non arriveremo da nessuna parte. Se Melasecche è abbattuto è come finire il primo tempo 0-4». Quindi, tradotto, se non si fa la clinica lascia il calcio? «Assolutamente no. Ma dopo il campionato dovrò aprire un momento di riflessione e decidere il da farsi. La Serie C l’ho fatta per tornare in Serie B. E non voglio fare la Serie B per tornare in Serie C. Mi sono preso l’impegno di riportare la Ternana dove l’avevo trovata e mi sono messo a testa bassa per raggiungere l’obiettivo. Una buona Serie B si fa mettendo 12 milioni di euro, che poi è quello che ho speso in questi anni, più il contributo di Lega e diritti tv. Arriviamo in B e prendiamo meno soldi degli altri, non è una cosa intelligente. Ma se mai per caso dovessimo ottenere un grande risultato ci serviranno 20 milioni secchi di tasca nostra più 25 che dà la Lega. Per quanto tempo uno può buttare soldi dalla finestra se le istituzioni latitano? Il progetto calcio è importante. Bisogna trattare i tifosi e la città con il massimo rispetto. Dovrò riflettere con me stesso - conclude Bandecchi - perchè la B voglio farla con il massimo impegno».

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 3 Aprile 2021, 14:32
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