Mulini, barriere antitempesta e case sull’acqua: viaggio nell’Olanda delle moderne meraviglie
di Sabrina Quartieri

Mulini, barriere antitempesta e case sull’acqua: viaggio nell’Olanda delle moderne meraviglie

Percorrere le dighe in sella a una bicicletta, sorvolare i polder a bordo di piccoli aerei turistici e esplorare in canoa dedali di canali che attraversano incantevoli villaggi di campagna. È indissolubile e eterno il legame che esiste tra l’acqua e l’Olanda, un Paese che, per un terzo, si trova al di sotto del livello del mare. Ingegnosi, pragmatici e coraggiosi, per secoli i suoi abitanti hanno protetto la loro terra costruendo mastodontici sbarramenti antitempesta e l'hanno persino ampliata, prosciugando intere porzioni di territorio sommerso dal mare, grazie a mulini, impianti idrovori e macchinari a vapore. Oggi, quelle stesse dighe, come anche i polder e le zone paludose bonificate dello Stato considerato un’eccellenza nel “water management”, sono attrazioni turistiche uniche e, proprio per questo, visitatissime. D’altronde, chi non si sentirebbe impressionato e estasiato, nel ritrovarsi ad esempio in una provincia che, solo pochi decenni fa, era solo acqua?
 
 
Sorvolando il Flevoland, un vasto terreno strappato al mare che oggi ospita moderne città protette da dighe, le sensazioni che si provano sono proprio quelle di entusiasmo e meraviglia. A bordo di piccoli aerei turistici che attendono i visitatori al Lelystad Airport, si va alla scoperta del maggior progetto di trasformazione in polder al mondo e, con l’immaginazione, si torna indietro nel tempo fino a meno di cento anni fa, quando lo stesso territorio era il fondale dell’antico “Zuiderzee”. La crociera di 25 minuti, al costo di circa 50 euro, è il modo migliore per conoscere, attraverso la voce del pilota, tutta la storia che c'è dietro. Fu l’ingegnere Cornelis Lely a ideare la tecnica che permise di sbarrare l’enorme lago salato interno, in seguito alla grande alluvione del 1916. Il progetto, avviato nel 1918, che prevedeva la costruzione di una diga in mezzo allo specchio d’acqua, all’inizio sembrava impossibile. Poi, nel 1932, la “Afsluitdijk” diventò il collegamento tra il Nord del Paese e la terraferma della Frisia. Poco a poco, il fondale marino fu prosciugato, con l’acqua pompata per mezzo di impianti idrovori.


Il primo gennaio 1986 il Flevoland diventa ufficialmente la 12esima regione dell’Olanda, una superficie di 2.400 km² al di sotto del livello delle acque circostanti, per un massimo di sei metri. Tutt’intorno, 251 chilometri di dighe proteggono il suo territorio che, nel tempo, ha visto trasformare le isole di Urk e Schokland in “atolli in secca”, e sorgere nuove aree naturali, “casa” ormai di mandrie di cavalli Konik, di bovini di Heck e di molti uccelli acquatici, come l’aquila di mare. Sempre qui è nato l’Horsterwold, il più vasto bosco di latifoglie ininterrotto dell’Europa occidentale. Per sapere di più sulle origini del Flevoland, c’è il Museum Batavialand. Da non perdere, durante il tour, il “Flevowand”, una lunga tela fatta a mano che ripercorre le tappe più importanti della storia della regione, dall’Era Glaciale in poi. Ancora: un relitto quasi intatto ritrovato durante la trasformazione in polder dello Zuiderzee, e la riproduzione fedele del “Batavia”, una nave appartenuta alla Compagnia delle Indie orientali e poi naufragata. Infine, se si è in famiglia con i bambini, si può trascorrere un po’ di tempo nell’area giochi interattiva a tema acqua, tra piccoli mulini e corsi d’acqua artificiali da sbarrare. 
 
  
Una vasta area di isolotti uniti da ponti e puntellata di fattorie con i tetti ricoperti di canne, tra laghi, stagni e canali, ospita i borghi acquatici di Giethoorn, Dwarsgracht, Belt-Schutsloot e Wanneperveen. Questi luoghi che sembrano usciti dalle fiabe vengono esplorati a bordo di autentici “punter” e “fluisterboot”, le tradizionali imbarcazioni di quella che viene chiamata non a caso “la Venezia del nord”. Un'area che però, in passato, prima delle grandi tempeste del 1776 e del 1825, era rinomata per l'estrazione della torba, un eccellente combustibile, se essiccato. Siamo nel parco Weerribben-Wieden,  una torbiera paludosa popolata di lontre e sterne nere, cormorani e aironi. Per chi è amante delle pedalate, si possono seguire diversi percorsi ciclabili tra la natura, dove si incontrano le tipiche abitazioni appartenute agli operai delle torbiere e i Tjaskermolen, i mulini che mantenevano bagnati i canneti. Per gli escursionisti, invece, ci sono i sentieri sterrati, anche lungo le riserve di caccia delle anatre selvatiche. Lo scenario cambia completamente raggiungendo i centri urbani, testimoni ancora oggi della ricchezza del Secolo d’Oro. Come Blockzijl, con il suo pittoresco porticciolo e la chiusa, oltre al susseguirsi di deliziosi cortili e eleganti case arredate con gusto, affacciati su piccoli canali. Qui, la tappa gourmet è al “Grand café Prins Mauritshuis Blokzijl”, dove gustare una zuppa alla senape e dei sandwich al salmone e al carpaccio di manzo. 


Percorrendo l’emozionante strada costruita sulla mastodontica barriera Markerwaardijk, si approda a Enkhuizen. L’antica città che, in passato, era la prima rivale di Amsterdam, è oggi rinomata per esportare in tutto il mondo i semi dei fiori e degli ortaggi. Il clima secco e ventoso, e ancora prima la Rivoluzione industriale, hanno infatti reso questa zona più adatta alle coltivazioni che alle attività legate alla pesca (in centro si trova anche un museo dedicato proprio ai semi). Passeggiando tra i vicoli della località, con la parte medievale costruita artificialmente, si incontrano palazzi del Rinascimento olandese, come l’edificio dove veniva effettuata “la pesa” e, ancora, l’antico municipio e l’imponente torre difensiva. Un piccolo spazio espositivo, infine, custodisce centinaia di bottiglie da collezione con all’interno le piccole riproduzioni di pregiate barche del passato. A Enkhuizen, lo shopping è un “must”, grazie ai tanti negozi di abbigliamento e di arredamento alla moda (il venerdì sera aperti fino alle ore 21). E se la cena è al Restaurant Onder de Wester, per le sue prelibatezze locali, la notte è all’Hotel De Koepoort, un po’ fuori dal centro storico ma glamour e di design. 


La cittadina è anche la base di partenza, passando rigorosamente per il caratteristico villaggio di Grootschermer, per visitare uno degli 11 mulini rimasti di Schermerhorn: il Museummolen. Entrando in questo “edificio” ricoperto di canne, si compie un salto indietro fino ai tempi delle bonifiche. L’ambiente è autentico, arredato proprio come un mulino dell’inizio del XX secolo, quando si lavorava al drenaggio dei polder. Ancora: muovendosi in questa insolita casa con le pale, si apprenderà che qui, in passato, si dormiva seduti e non supini (per scaramanzia), e che ci si scaldava con delle bellissime stufe decorate. Pochi chilometri a sud, la gita in barca (elettrica) a De Rijp porta alla scoperta di un altro angolo incantevole dell’Olanda terra d’acqua: dei piccoli canali attraversano questa cittadina che alterna a curati cortiletti e case fiabesche, delle zone naturali con mucche al pascolo, simpatiche caprette e cavalli selvatici. A De Rijp ci si rifocilla seduti ai tavoli del ristorante “Het Wapen van Muster”. Il locale gourmet, arredato con gusto, non passerà inosservato ai clienti curiosi, complici le grandi trombe e i buffi lampadari di pentole e stoviglie che riempiono il soffitto. 
 

Per raggiungere un altro regno del genio olandese e delle grandi opere idrauliche, bisogna spostarsi a sudovest fino allo Zeeland (o Zelanda, in italiano). Il territorio, rinomato per le ostriche, le aragoste e le cozze (da provare nei ristorantini locali, su tutti il “Proef Zeeland”), è infatti il luogo che ospita il “Deltapark Neeltje Jans”. Qui è possibile osservare a distanza ravvicinata, e poi percorrerla a piedi, la possente barriera antitempesta Oosterscheldekering. Parte del più grande sistema di protezione dal mare, seguito all’inondazione del 1953 e noto come il “Piano Delta” (una delle sette meraviglie del mondo moderno), questa diga di sbarramento antimareggiata è formata da 62 enormi pannelli scorrevoli ed è in grado di chiudere completamente la Schelda orientale in 75 minuti. Ciò significa che, in condizioni normali, tutto rimane aperto, con il grande vantaggio di preservare la natura unica creata dalla marea salata. In quest’area, dichiarata “Parco nazionale”, è possibile infatti coltivare le ostriche della Zelanda e pescare prelibatezze. Per rivivere i devastanti fatti della tempesta del 1953, si può provare il simulatore del “Deltapark Neeltje Jans”. Per immaginarli, invece, si raggiunge la prospera cittadina commerciale di Zierikzee, perché, girovagando tra i suoi vicoli, a un certo punto ci si ritrova di fronte a una casa che mostra l’altissimo livello raggiunto dal mare in quel momento storico (l’80% dell’isola dove sorge questa località fu sommerso dalle acque). La pianta della città, oggi, è esattamente quella del XVI secolo. In estate, sono migliaia i visitatori che rimangono incantati dal glorioso passato di Zierikzee, di cui sono testimoni i suoi oltre 500 edifici storici.
 
Se la stradina che conduce in centro è in pendenza e, ai suoi margini, si vedono ancora le strutture usate un tempo per sostenere le barriere di legno antitempesta, ogni sua diramazione ospita insoliti edifici con le facciate inclinate tipiche olandesi. Le due torri della città, le più antiche dei Paesi Bassi, suonano ancora oggi ogni mezz’ora, scandendo il tempo delle rilassanti passeggiate di chi capita qui per la prima volta. Zierikzee ospita una vivace piazza degli artisti intitolata come la parigina Montmartre; ancora, un vecchio cortile dove si teneva l’asta del pesce, e la “fat tower”, alta più di 60 metri (si dice che, una volta saliti fino in cima, sia meglio gettare giù un fiore sparpagliandone i petali, specie se si è in cerca di fortuna). Qui, il b&b da prenotare è il “De Negen Kamers”, gestito da due originali padroni di casa che vivono per l’arte e nell’arte. Ma prima che cali la notte, vale la pena percorrere qualche chilometro, per assaporare al meglio la magia della Zelanda. Come? Fermandosi ad ammirare il tramonto mozzafiato di Renesse, un inaspettato cielo infuocato che abbraccia il mare ormai “amico” degli olandesi.
Lunedì 27 Maggio 2019, 10:06
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