Decreto crescita, Serie A nel caos: «Salta il patto Casini-Lotito-Vezzali-Lotti». Cosa sta succedendo

Decreto crescita, Serie A nel caos: «Salta il patto Casini-Lotito-Vezzali-Lotti». Cosa sta succedendo

Sono ore delicate per il calcio italiano all'indomani della battaglia sul decreto Crescita, che ha visto da una parte la Figc e l'Aic e la Lega Serie A dall'altra, a partire dai sostenitori del neopresidente Lorenzo Casini, i più vicini al presidente della Lazio, Claudio Lotito. Merito della questione la volontà di frenare l'ondata di calciatori stranieri (quasi il 70%), non sempre di prima fascia, che sono arrivati nel campionato italiano sotto la spinta delle agevolazioni fiscali del decreto, con un'esigenza di riforma apparsa sempre più necessaria, soprattutto dopo l'eliminazione mondiale, e portata avanti con forza dall'Aic con il sostegno della Figc.

 

A scatenare le polemiche dopo l'approvazione dell'emendamento del senatore Nannicini (che stabiliva una soglia di retribuzione di un milione di euro e 20 anni di età) non sarebbero stati però i contenuti dell'accordo quanto, spiegano fonti parlamentari, «il fatto che è saltato un patto che sembrava blindato tra la sottosegretaria Valentina Vezzali, Lotito, Casini e alcuni deputati del Pd, Luca Lotti e Andrea Rossi, che volevano annacquare la soglia dell'emendamento a 500mila euro con l'obiettivo di indebolire la Figc e delegittimare di fatto la parte del Pd che aveva preso a cuore la battaglia a favore dei vivai, a partire dal neo responsabile Sport del partito ed ex ct dell'Italvolley, Mauro Berruto».

 

Non è un caso che, fanno sapere all'agenzia Dire esponenti di commissione, non sarebbero stati pochi i mal di pancia tra le forze politiche alla notizia che il patto fosse stato siglato durante una visita di Casini e Lotito a Vezzali. È a quel punto che una parte del Governo, da Chigi al ministero dell'Economia, si è mossa per fermare «una manovra troppo schiacciata sulle pretese della Lega A», raggiungendo un compromesso più equilibrato che già era stato raccolto in una nuova versione del testo di Nannicini. «Stupisce che la partita sia stata giocata così malamente da un professionista come il presidente Casini, ex portaborse di politici prima di passare alla corte di Lotito», incalzano le stesse fonti.

 

Alla fine il compromesso dell'emendamento Nannicini ha ricevuto il parere favorevole del Governo, che di fatto «ha smentito la stessa Vezzali», e delle altre forze politiche, compreso il gruppo di Fratelli d'Italia, all'opposizione, che si è astenuto condividendo lo spirito del provvedimento. Sullo sfondo resta, più che una battaglia di merito contro il contenuto dell'emendamento, «un tentativo di colpire Gabriele Gravina e tentare l'assalto alla presidenza federale da parte di Lotito, bravo sempre a trovare sponde in Parlamento tra deputati sensibili alle sirene delle società. Un assalto respinto dalla Figc con perdite, soprattutto tra gli assalitori scomposti che, ormai respinti, sono venuti allo scoperto e gridano vendetta».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 12 Maggio 2022, 15:57

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