«Atalanta-Valencia, notte magica ma ora ho l’incubo coronavirus. Ero tra i 46mila tifosi tra canti, abbracci e baci»
di Massimo Sarti

«Atalanta-Valencia, notte magica ma ora ho l’incubo coronavirus. Ero tra i 46mila tifosi tra canti, abbracci e baci»

«Massimo, eri a San Siro per Atalanta-Valencia? Spero tu sia stato prudente». C’è chi mi ha scritto questo sui social, dopo che la Protezione Civile ha annoverato tra le proprie ipotesi (non esclusa anche da illustri medici e scienziati) che l’andata degli ottavi di Champions di mercoledì 19 febbraio sia stata un ignaro moltiplicatore di contagi da coronavirus. Ignaro e crudele. Circa 24 ore dopo, la notizia del “paziente 1” di Codogno avrebbe dato inizio all’incubo.

Dove l’essere (doverosamente) costretti a stare in casa, il non vedere ancora la luce in fondo al tunnel, lo stop allo sport per me e per tanti fonte di passione e sfide professionali, sono disagi infinitesimali rispetto alla tragedia di chi ha pianto tra i morti parenti o amici. Con la provincia di Bergamo a detenere il tristissimo primato.

Alla luce della mondo al contrario che il Covid-19 ci sta imponendo, nessuno è stato prudente. Neppure il sottoscritto che, chiedendo pronostici prima del match e gettandosi in mezzo a crocchi di tifosi dell’Atalanta vogliosi di vivere un pezzo di storia, si è visto offrire da mangiare e da bere. Ora ci aggrappiamo al distanziamento sociale: è passato un mese, sembra un’era geologica fa. Ho anche ascoltato punteggi roboanti: uno dei quali (4-1) si è pure verificato. Riecco la crudeltà: un popolo grazie alla Dea toccava il cielo con un dito, ma il nemico ancora sconosciuto stava già circolando nelle terre di quel popolo. Lo stesso a Valencia, con un uomo morto il 13 febbraio, ma risultato positivo al coronavirus solo a inizio marzo, dopo la riesumazione del cadavere.

Mondo al contrario. Prima del coronavirus, una partita con quasi 46mila spettatori, di cui circa 2.500 sostenitori del Valencia (sulla carta rivali dell’Atalanta per essere gemellati con l’Inter), senza i temuti problemi di ordine pubblico, veniva considerata una vittoria dello sport. Adesso quell’incrociarsi in piazza Duomo e in metropolitana, quell’affiancarsi prima dell’ingresso al Meazza anche scambiandosi le birre, appaiono a posteriori autostrade aperte al coronavirus. Inconsapevoli e per questo crudeli all’ennesima potenza.

Il resto sono il “35% di positivi” dichiarati a metà mese dal Valencia tra squadra e staff. Ma soprattutto il dramma di Bergamo, amplificato forse dalla gioia delle gioie di quel 19 febbraio. Ma Bergamo non molla!
Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Marzo 2020, 08:05

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