Domenica In, Carlo Verdone: «Coronavirus? Ci sono buone notizie, dobbiamo avere fiducia»

Domenica In, Carlo Verdone: «Coronavirus? Ci sono buone notizie, dobbiamo avere fiducia»

Carlo Verdone, ospite di Mara Venier a Domenica In, parla della sua carriera ma anche del Coronavirus. In collegamento col Tg1, prima dell'inizio della trasmissione, l'attore e regista romano, noto 'ipocondriaco doc', ha detto la sua sull'allerta scattata nel Nord Italia: «Siamo nelle mani dei medici, virologi e infettivologi. Comunque dobbiamo essere fiduciosi, sono sicuro che l'emergenza rientrerà e presto avremo anche un vaccino, le notizie che arrivano dall'Australia sono positive». Il riferimento è al vaccino che stanno sviluppando alcuni ricercatori dell'università del Queensland, che avrebbe superato un primo test preliminare.

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Ripercorrendo i suoi esordi, con le celebri imitazioni e il lancio di tanti personaggi divenuti popolarissimi, Carlo Verdone ha spiegato: «All'epoca mi ispiravo a persone qualunque, che si potevano incontrare in strada. Oggi è diverso, scrivo e penso i miei film in base ad un'idea e poi adatto i personaggi. Non ho un personaggio preferito o a cui sono più affezionato, ma quello di Leo, con lo sguardo rivolto verso l'alto, è senza dubbio il più poetico. Devo molto a Roma e al mio quartiere, è lì che ho sempre trovato l'ispirazione per i primi personaggi».
L'attore e regista, poi, spiega: «Mi voglio prendere un merito: quello di essere stato uno degli ultimi a valorizzare il ruolo dei caratteristi. E oggi non posso non ricordare amici come Mario Brega, Elena Fabrizi (la Sora Lella, ndr) e Angelo Infanti».

Si parla poi del rapporto con Christian De Sica, che da tanti anni è il cognato di Carlo Verdone: «L'amicizia è nata al liceo, lui veniva da me a studiare ma poi lo vedevo sempre a fare il filo a mia sorella Silvia, che era più piccola di noi. Mio padre e mia padre erano preoccupati, io gli avevo dato anche uno sganassone, anche perché lui era un po' farfallone e con Silvia usciva in auto di lusso, in tempi in cui era pericoloso. Alla fine venne a dichiararsi, era sincero anche se era già un attore. Invece di studiare, io e Christian facevamo sketch e filmini».

Parlando della sua adolescenza, Carlo Verdone ricorda un altro compagno di banco, Francesco Anfuso: «Io venivo da una famiglia socialista, lui era figlio di un ex ministro del governo Mussolini. La politica ci divideva, ma avevamo scoperto tante passioni comuni come la musica e il cinema sperimentale. Avevamo deciso di non parlare di politica e da lì l'amicizia divenne enorme, tanto che lui dopo pochi giorni mi regalò una chitarra Framus, costosa e di pregio. Avevo una fidanzata di estrema sinistra che mi costrinse a scegliere tra lei e lui, ho scelto lui. Ricordo che mi aveva mandato una cartolina da Rimini, due giorni dopo morì in un incidente. Dopo la sua morte, andammo a trovare la famiglia e la mamma ci disse di prendere alcuni oggetti di Francesco: presi alcune cravatte che indosso ancora oggi».

Carlo Verdone ricorda poi alcuni personaggi che furono fondamentali per la sua carriera e che oggi non ci sono più. Il primo è Sergio Leone: «Ebbe il coraggio di puntare su un giovane emergente, come me, era una persona eccezionale. Ricordo che mia figlia non stava bene e la portai a Ostia per respirare un po' d'aria, poi passammo a casa sua. Lui sonnecchiava mentre vedeva la sua Lazio, era un grande tifoso biancoceleste, e mia figlia gli tirava la barba lunga. Quella fu l'ultima volta che lo vidi prima della sua morte». Poi c'è Alberto Sordi: «Non solo un grandissimo del nostro cinema, ma anche una persona eccezionale. Vi svelo una cosa: lui decise di tagliare parecchie scene de "In viaggio con papà" perché era troppo lungo, ma tagliò solo ed esclusivamente quelle in cui appariva solo lui. Ricordo che quando nacque mia figlia venne insieme a Sergio Leone e portò un'orchidea, che vive ancora oggi dal 1986: per me significa che lui ci vuole ancora bene e ci protegge. E non è vero che era tirchio, ha sempre fatto beneficenza senza farlo sapere». Si parla poi di Massimo Troisi: «Era l'attore comico per eccellenza, nessuno è stato come lui e il destino ha portato via un talento smisurato che tanto avrebbe potuto dare al teatro e al cinema italiano».

In studio, poi, Carlo Verdone viene raggiunto da Anna Foglietta e Max Tortora, protagonisti del nuovo film "Si vive una volta sola". Non c'è Rocco Papaleo, impegnato a teatro, che però manda un video-messaggio e Carlo Verdone spiega: «Il film è interamente ambientato in Puglia, si basa sull'amicizia ed è senza dubbio quello col miglior cast che abbia mai avuto».


Ultimo aggiornamento: Domenica 23 Febbraio 2020, 15:08
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