"La mossa di Tetsuya": Andrea Iacomini al teatro di Ostia Antica per un monologo sui diritti dei bimbi di tutto il mondo
di Ida Di Grazia

"La mossa di Tetsuya": Andrea Iacomini al teatro di Ostia Antica per un monologo sui diritti dei bimbi di tutto il mondo

"La mossa di Tetsuya": Andrea Iacomini al teatro di Ostia Antica per un monologo sui diritti dei bimbi di tutto il mondo. L’appuntamento è per sabato 19 settembre alle ore 20 all’interno dell’'ultimo appuntamento con Ostia antica Festival 2020. I lgiornalista sarà accompagnato da Daniele Bonaviri (chitarra), Monica De Luca (Chitarra) e Valerio Perla (Percussione).

Andrea Iacomini è un giornalista e portavoce dell'UNICEF Italia. Dopo aver tenuto corsi, lezioni, incontri in più di 420 città negli ultimi due anni, ha deciso di portare in scena i diritti dei bambini e le bambine attraverso un monologo di 1 ora e mezza in cui si attraversano le sue esperienze nei luoghi più dimenticati della Terra per raccontare temi cruciali come l'indifferenza, l'importanza della memoria, la non discriminazione, la violenza sui bambini e le bambine, la giustizia, la fame e la povertà.

Quando ha deciso che era il momento di scrivere un monologo da presentare a tutti?
«Sono stato in 420/470 scuole, in piccoli teatri, ho incontrato centinaia di migliaia di studenti , a loro ho portato la mia esperienza, raccontavo quello che avevo visto cercando di avvicinarli il più possibile alla comprensione di un mondo che va oltre quello che vediamo. Che dietro un’emigrazione c’è una storia, che i bambini che ho incontrato hanno una voce potente che va ascoltata. Parlo di storie di cui nessuno parla e ho sempre avuto un’ottima risposta da parte dei ragazzi, al termine di questo percorso mi sono detto che forse potevo raccontarlo a un pubblico più vasto, quello di cui non parla più nessuno».
 
Cos’è la mossa di Tetsuya?

«Era una cosa che facevo da bambino, all’età di sei anni, davo un calcio al muro (unico elemento scenografico sul palco ndr) per difendere i miei amici dal male. Chi è degli anni ’80 come ricorderà perfettamente Mazinga, il cartone animato, il nome arriva proprio da quel gesto. Siamo tutti cresciuti con l'idea salvifica che potevamo cambiare il mondo che potevamo salvare tutti, che noi eravamo Il bene e che potevamo sconfiggere il male. È sostanzialmente quello che ho provato a fare poi crescendo attraverso il mio lavoro: rompere il muro dell'indifferenza, sensibilizzare le nuove generazioni.».

Come si fa a raccontare una storia di violenza su dei bambini così piccoli senza risultare retorico o invadente?
«Cercando di non raccontarlo con violenza, parlerò tanto di resilienza, della capacità incredibile di questi bambini di subire ma anche di rinascere. Racconterò di traumi ma anche della capacità di ripartire da essi, Che non c’è solo il bambino che parte su un gommone per arrivare in Italia ma c’è anche la storia di Nola, che fa un corso di fotografia e va negli Stati Uniti diventa fotografa. Raccogliere queste storie direttamente dai bambini non è facile, perché per esempio non bisogna essere invasivi, bisogna saper ascoltare, se hanno voglia di parlare ti parlano, altrimenti inizi tu raccontando chi sei cosa fai. C’è una storia a cui tengo molto e che è nata proprio così ed è quella della piccola Noor, che in arabo vuol dire luce. Lei è proprio l'emblema di quello che mi chiedevi. Mi trovavo in una scuola in Giordania e Noori non aveva voglia di parlare con noi della sua esperienza, di quello che ha vissuto, però poi è stata lei, mentre me ne stavo andando a bussare sul finestrino della mia auto a chiedermi di fermarmi, mi ha detto cosa le era successo, della storia di suo padre ferito da un colpo di fucile e che poi alla fine si è salvato E sebbene prima avesse proprio rifiutato il dialogo mi ha chiesto di raccontarlo a tutti gli italiani e io da allora non ho mai smesso di parlare di lei. Racconto e racconterò sempre la sua storia per mantenere la promessa che le ho fatto»

I bambini che ha incontrato secondo lei potranno mai essere felici?
«A volte quando parli con i bambini ti domandano perché ‘sto in un campo profughi?’ ‘perché non me ne vado’ ‘perché mi rifiutate’ , ti chiedono delle cose a cui spesso tu non puoi rispondere perché dipende da chi ci comanda e chi governa però hanno una forza incredibile, hanno una grande resistenza e credo che loro sono destinati ad essere quelli che salveranno il loro paese un domani. È chiaro che per questi bambini la scuola è fondamentale perché gli fa capire che devono crescere odiando la guerra, capendo che si può andare via, ci si può ribellare ai matrimoni precoci o alle mutilazioni genitali. Che la cultura può e deve cambiare».

Cosa spera recepisca il pubblico quando verrà a vederla?
«
Spero nell’azione, spero che finalmente qualcuno si accorga di questo cammino che dura da 10 anni è che questo muro è complicato. Guarda quello che accade ora, ci siamo accorti di Moria solo perché c'è stato un incendio e c'erano 4000 persone da portare via, ma la realtà è che lì non ci dovevano vivere. Io spero di poter accendere dei riflettori che non durino solo un giorno o due perché c’è un’immagine forte come ad esempio quella di Alan Kurdi (il bambino siriano di tre anni, di etnia curda di Siria, divenuto un simbolo della crisi europea dei migranti dopo la sua morte per annegamento ndr). Purtroppo non ho il calcio di Tetzuya, ma un pugno di poesie come lo chiama Brunori Sas, che spero riesca a un pochino a prenderci un po' più consapevoli. Mi piacerebbe che le persone che vengono a vedermi quando tornano a casa non piangano, ma inizino a fare ricerche, a informarsi e a capire cosa c’è fuori. Lo spettacolo ruota tutto intorno ad una parola: il dono, io dono un esempio, dono delle storie. Io spero che dopo tutti possano donare qualcosa. Non è un lavoro solo sui Paesi o sulle storie che io ho incontrato, ma anche una finestra su noi stessi. Il dono dell’esempio. Quando eravamo piccoli e andavamo in gita con mia madre ci diceva sempre di guardare fuori dal finestrino e di rubare con gli occhi, ecco io racconterò anche a mio figlio che sarà presente quello che ho rubato con gli occhi e lo donerò al pubblico».
 

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Settembre 2020, 16:42
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