Enrico Montesano One Man Show a Santa Severa: «Con i miei monologhi voglio disturbare. Alla mia età me lo posso permettere»
di Marco Castoro

Enrico Montesano One Man Show a Santa Severa: «Con i miei monologhi voglio disturbare. Alla mia età me lo posso permettere»

Un’intervista a Enrico Montesano equivale ad assistere in platea a un suo spettacolo. Ti scappa una risata dopo ogni frase che pronuncia. Una battuta, una riflessione. Si ride, tra gli appunti. L’occasione per incontrarlo è lo spettacolo al Castello di Santa Severa, in programma sabato 24 agosto. One Man Show che ripercorre oltre 50 anni di carriera («in verità sono 53», precisa il diretto interessato).

Si torna alle origini, ai tempi del Bagaglino, del Puff, dei piccoli teatri…

«Tour itinerante in qualche località estiva, poi a novembre e dicembre si va in provincia e poi a Roma rigorosamente in un piccolo teatro, perché mi fa sentire libero per fare il mio monologo. È una libertà creativa. Dopo aver fatto quattro grandi commedie negli ultimi 10-12 anni, macchine molto impegnative con una carovana di 40 persone, con in scena 26 personaggi, un testo obbligato da recitare, preciso. Invece adesso torno alle origini, al cabaret che facevamo a Roma negli anni ’60 e ‘70. Torno alla satira, alla scelta di certi temi di attualità e ripropongo i pezzi forti della mia carriera iniziata nel ’66».

Bei ricordi…

«Facevamo i monologhi con un microfono con il filo e una luce che ci illuminava. Eravamo pionieri e la gente si divertiva, rapporto diretto con il pubblico. Al Bagaglino ci stavano attaccati alla pedana e se ti scappava uno schizzetto di saliva lo beccavi in un occhio. Il pubblico era felice perché sapeva che poi gli attori avrebbero anche detto qualcosa che non avrebbero dovuto dire. Quello che faccio nel mio monologo non autorizzato».

Tipo…

«Non sono un comico avulso dalla realtà come quelli che parlano di figli, mogli, supermercati ed evitano argomenti compromettenti. Io invece mi voglio compromettere, voglio disturbare. Alla mia età me lo posso permettere».

Quindi parlerà anche di politica…

«Mi viene voglia di usare un tema tipo i “cretini costosi” che si avventurano da soli, lo speleologo che entra nella buca. O quello che si è addormentato sul materassino e ha messo in subbuglio la guardia costiera, nonché bagnini, amici e familiari. Il cretino addormentato. Il cretino è pieno di idee, come diceva Flaiano.
Anche i miei personaggi possono fare una battuta sull’attualità. A esempio la romantica donna inglese che resta imbottigliata in un ingorgo gigantesco dove si scontra con la cafonaggine di un puttanone su un Suv. Ma lei trova tutto così folkloristico, gli italiani così pittoreschi: “Ohhh, guarda come camminano, sono allegri, saltellano, vanno a zig-zag, danzano. In realtà – poi ho capito - lo fanno per evitare le buche”. Già le buche. Un amico mio è cascato a piazza Barberini ed è sbucato a Conca d’oro. Ci ha messo meno della metropolitana. Anche perché la metro si blocca sempre. Oppure un flash su come cambiano i tempi. Una volta si diceva ai bambini: guarda che ti faccio venire l’orco, oggi si dice guarda che ti porto a Bibbiano. Le favole non sono più a lieto fine ma hanno avuto sempre un sottofondo di crudeltà».

La satira politica c’è nel suo show?

«Io non sono né di destra né di sinistra. Né di centro. Ma allora de che è? Sono di sotto. La divisione è tra chi sta sopra e chi sta sotto. Faccio un bell’excursus sul fatto che l’Italia è un paese che è sempre stato in crisi. Dai tempi dell’austerità, chiudevano le trattorie alle 11 di sera, la domenica non si circolava. Siamo passati dal boom allo sboom. Dalla vecchia Dc, a Monti, fino ad arrivare al governo gialloverde che si è spappolato. Conte che vuole fare un suo partitino, il Conticino. Di Maio, l’uomo dal curriculum più breve: aranciata, coca cola, panini. In questo momento mi viene in mente la posizione di Giorgio Gaber che era scettico su tutti. Perché la partitica ci delude. Abbiamo una classe politica scarsa. Oggi il più sfigato della Dc sembra un genio della politica. Si può paragonare a un Churchill».  

Dei suoi personaggi a chi è più affezionato?

«Voglio bene a tutti però di più a Torquato il pensionato. “Siamo la maggioranza dimenticata e sfruttata. Te possino ammazzà”. Quando c’è bisogno di soldi si colpiscono i pensionati. Questo popolo italiano che subisce e non si ribella».  

La tv. È da un po’ di anni che manca…

«La tv è gestita da alcuni dirigenti. Non dipende da noi attori. Io ho proposto varie cose, ma non c’è interesse da parte loro. Oggi si fanno i talk show, i talent e le fiction. Programmi dove si litiga, con gli opinionisti del menga, programmi dove fanno la gara cantanti, ballerini, cuochi, alberghi, ristoranti. Io confesso di essere diverso: non no mai visto una puntata di Don Matteo. Ma neanche del Commissario Montalbano. Mi dovrebbero dare un premio speciale. Ho letto invece i romanzi del grande Camilleri. Adesso sto leggendo Leonardo Sciascia. Mi piace moltissimo. La frase che porto nel mio spettacolo è tratta da un suo racconto. “Tutti i nodi vengono al pettine. Se c’è il pettine”. La trovo straordinaria. Noi attori prima di svuotare il sacco davanti al pubblico abbiamo la necessità di riempirlo. E quindi sono un comico non avulso dalla realtà. Posso parlare dei missili radioattivi, della monnezza. In Tv sono stato ospite a La sai Ultima? così si sono ricordati che so raccontare le barzellette. Mi replicano a tutto spiano. L’altra sera c’erano in onda sei miei film. Poi c’è Techetechetè che fa gli ascolti elevati».

Quindi una nuova versione di Quantunque io… non ci sarà mai in tv?

«Questi dirigenti manco sanno che cos’è. Queste gare di canto, ballo sono sature. Sta di fatto che la torta degli ascolti diminuisce sempre di più. Loro si crogiolano con il dato della percentuale. Ma al Bagaglino avevamo uno sketch molto divertente sulla percentuale, la statistica che bella scienza, chi più chi meno: io ho magnato un pollo, tu niente, quindi abbiamo mangiato mezzo pollo per uno!  Ma io non ho magnato niente!».

La radio…

«Io sono un artigiano, come ama dire la grande Lina Wertmuller. Faccio radio, tv, cinema, teatro. “Io sono qua come ha detto ieri Salvini”. Pure noi stiamo qua. Mo’ sta tutto in mano al nostro presidente, che aveva pagato pensione completa alla Maddalena e ora gli rovinano le vacanze».
Mercoledì 21 Agosto 2019, 14:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA