Ermal Meta verso Sanremo: «Una canzone d'amore, Caruso e un libro. È la mia nuova sfida»

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di Totò Rizzo

Dal momento che a prescindere da una gentilezza innata Ermal Meta è un po' bastian contrario, tutti si aspettavano che a Sanremo portasse un brano d'impegno come tanti ne ha cantati e invece no, lui arriva con Un milione di cose da dirti, una canzone d'amore; tutti gli dicevano «non lo fare, sei matto?» ma lui si intestardisce e nella serata delle cover si confronterà con Caruso di Lucio Dalla; tutti pensavano che l'ultimo album l'avesse composto durante il lockdown ma lui ti spiazza e dice che sugli 11 brani inediti di Tribù urbana (dal 12 marzo, Mescal/Sony) in clausura forzata ne ha scritto solo uno e invece ha cominciato il suo primo romanzo («che chissà quando finirò»).

 


Meta, sesta volta in gara al festival dal 2006: all'Ariston come a casa.
«Quasi. Era giusto esserci quest'anno in un momento in cui quello è l'unico palco su cui esibirsi: è un importante segnale di fiducia».

 


Lei ha tribù di fan con cui ha contatti quotidiani virtuali e fisici. Le mancheranno al festival?
«Certo, come mi sono mancati i live: ma la sicurezza viene prima di tutto».

 


Qualcuno s'è stupito per la canzone d'amore.
«Come se non ne avessi mai scritte Non sono quello che necessariamente deve lanciare messaggi. A Sanremo non avevo mai portato una ballad. Parla di un amore verticale, un sentimento che segue una linea retta fino in alto e non sa dove porta e dove finirà».

 


Nel disco però torna a sottolineare altri temi importanti come ne Gli invisibili o in Nina e Sara.
«Nascono da esperienze personali. A New York fotografavo gli homeless, di uno di loro ho raccolto la storia. Nina e Sara parla di diritti: una fidanzatina dei miei 16 anni, inquieta, infelice finché non ha trovato l'amore in una ragazza. Andiamo su Marte ma sul terreno delle libertà individuali spesso siamo fermi al Medioevo».

 


Caruso sarà una bella sfida.
«Non voglio certo confrontarmi con Dalla ma con un capolavoro della nostra musica che sento molto perché amo Napoli dal profondo».

 


Finito il festival?
«Vorrei suonare il disco dal vivo. Ma chissà Magari rimettere mano al romanzo, le prime pagine son venute fuori durante l'isolamento. Strano, in quelle settimane non riuscivo a far musica. Ero come raggelato. Così mi sono detto: lanciamoci in questa nuova sfida».

 


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Ultimo aggiornamento: Venerdì 26 Febbraio 2021, 15:40
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