Woodstock, l'ex discografico Salvini: «Arrivai in elicottero in mezzo alla folla. Fu un'orgia di rock, passione e droghe»
di Massimiliano Leva

Woodstock, l'ex discografico Salvini: «Arrivai in elicottero in mezzo alla folla. Fu un'orgia di rock, passione e droghe»

Lucio Salvini, ex-discografico milanese, 82 anni, amico personale di George Harrison (foto) e all'epoca di Woodstock direttore generale della Ricordi, fu tra i fortunati presenti al festival. Tra i pochi italiani - forse l'unico.
Come seppe del festival?
«Se ne parlava nell'ambiente ma pochi giorni prima di Woodstock capii che era un evento. Ero a Los Angeles e chiamai allora Nesuhi e Ahmet Ertegun (quest'ultimo fondatore della mitica Atlantic, etichetta tra gli altri dei Rolling Stones e dei Led Zeppelin, ndr) che mi dissero: Vieni a New York, ci andiamo insieme. Loro dovevano seguire Crosby Stills Nash & Young. Così feci, andai a New York in aereo, prendemmo poi la macchina e ci mettemmo quasi un giorno. Il traffico era impazzito. La polizia ci fermò a qualche miglio da Woodstock, dove arrivammo grazie a un elicottero navetta. Atterrammo a pochi passi dal palco».
E una volta dentro?
«Vissi tre giorni dormendo in una roulotte, come tutti gli altri artisti. Incontrai molti, da Hendrix a Joan Baez. Lei mi disse che in Italia si doveva protestare di più. Era arrabbiata, incinta di qualche mese aveva il marito in prigione con l'accusa di aver partecipato a proteste studentesche. L'ascoltai. La sentii cantare. Decisi che avrei prodotto anche i suoi dischi in Italia».
Che le piacque di più?
«Grandi in tanti, ma a me piacquero più di tutti Santana, per quel mix di latin rock allora così originale, e Joe Cocker: un bianco capace di vibrazioni così soul da lasciare a bocca aperta».
Un aneddoto su tutti?
«Girava tantissima droga. A un certo punto toccava a The Who. Dissero agli organizzatori che non avrebbero suonato se prima non avessero ricevuto il compenso. Era venerdì, dissero alla band che avrebbero ricevuto solo un assegno, ma loro volevano contanti. Gli organizzatori dissero che allora avrebbero rivelato tutto al pubblico. E così gli Who accettarono. Pete Townshend a un certo vide salire sul palco un fan, lo butto giù e lo minaccio di morte: Se sali ancora una volta ti ammazzo con questa chitarra, gli disse. E quello non azzardò una seconda volta». 
Lunedì 15 Luglio 2019, 05:01
© RIPRODUZIONE RISERVATA