Guè Pequeno con il Sinatra tour: «Il mio rap ha cambiato le regole della musica. Cristina D'Avena? No grazie»
di Rita Vecchio

Guè Pequeno a Milano con il Sinatra tour: «Il mio rap ha cambiato le regole della musica. Cristina D'Avena? No grazie»

G-U-E’ e l’urlo da stadio. Anzi, da palazzetto. Quello dei diecimila e cinquecento spettatori che hanno accolto Guè Pequeno al suo esordio al Forum di Assago. Il “sogno” che si avvera. Il “brivido” più grande. La “figata “pazzesca.
 
 

Ovvero, la data uno del suo Sinatra Tour (dal titolo dell’ultimo disco uscito a settembre): «Madonna che storia, ragà! Facciamo bordello. Facciamo qualcosa di epico. Voglio sudare l’anima». Incredulo e felice, sono frasi che ripete per due ore di un concerto: rap per tutti i gusti, trenta pezzi in scaletta, tra cui hits, l’intermezzo show scratch di Jay-K, i visual di Alvaanq, fuochi e sedici ospiti. Ripercorre così la sua storia musicale. 

Vent’anni da Sacre Scuole, poi Club Dogo, una carriera solista, l’etichetta Tanta Roba con DJ Harsh e dal 2018 con BHMG: per Cosimo Fini - vero nome del rapper milanese classe ’80 che sarà uno dei giudici di The Voice, dove, ammette, non vede l’ora di lavorare con Gigi D’Alessio - «anni in cui mi sono “sucato” ere di hip pop italiano e da Fedez a Emis Killa ho visto di tutto». 

Così il Forum che canta all’unisono (e che si fuma di tutto tra una canzone e l’altra) diventa «meta sognata e duramente conquistata». D’altronde, «Roma non è stata costruita in un giorno. Sono contento di esserci arrivato adesso: il Forum è importante per me, come una donna che non te la dà subito», dice nei camerini prima dell’inizio. «Una passione ruvida, passata da momenti in cui l’hip pop non era pronto e non dava popolarità, che tra alti e bassi mi ha migliorato la vita, portandomi qui. Certo, c’è chi ci è arrivato prima: ma non sono qui come rapper crossover o teen Disney. Alla D’Avena ho detto di no per Duets non per snobismo, ma non erano rimaste sigle che mi piacevano (come “È quasi magia Jonny”)».

Il riferimento c’è. «Vengo da uno stile di più fatti e meno parole, sono vittima di social network, dove anche se ti costruisci un’identità parallela e sfoggi gioielli falsi, continui a non valere nulla». E con spavalderia che sa di consapevolezza: «Ho fatto marciare la baracca e ho ridato gas alla musica business. Quindi, senza false modestie, credo di avere cambiato le regole. E gli artisti hanno voluto mostrarmi il loro affetto». Sedici ospiti, da Marracash a Elodie, da Rkomi a Luchè, Frah Quintale, Carl Brave, Mahmood («Sarei stato scemo a non proporre qui Soldi, dopo il successo a Sanremo. Lo ammetto, ero scettico sul Festival, ma alla fine mi sono divertito»). Fino a Sfera Ebbasta e a Elettra Lamborghini. Sinatra (il tour chiuderà a Roma il 4 aprile) è anche disco platino (certificazione che ha dedicato al padre che non c’è più), prodotto da Charlie Charles. Un sold out che si merita tutto. Un successo, il suo, che premia il coraggio di andare oltre.
Lunedì 18 Marzo 2019, 08:36
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