Ghali a San Vittore tra i detenuti con I Love You: «Qui venivo a trovare mio padre»

di Rita Vecchio
MILANO - L'abbraccio tra Ghali e un detenuto. Un gesto che spiazza. Stordisce. Emoziona. E ci si mette un po' a tradurlo. È la forza della musica che supera le sbarre. Fisiche e non. Merito di I Love You, l'ultimo singolo di Ghali. Uscito oggi, il rapper di genitori tunisini lo ha presentato al carcere di San Vittore di Milano, città dove è nato e cresciuto ventisei anni fa. «È una esplicita lettera d'amore indirizzata a un carcerato immaginario: può essere una sorella, un papà, un amico», spiega. È emozionato, ciuffo a rasta all'insù e - come dice lui stesso mentre è seduto sorridente in mezzo ai detenuti - «con la faccia provata». Per lui San Vittore è un ritorno. «Tengo a questo posto. Ho immagini forti stampate in testa di quando da piccolino venivo qui a trovare mio padre». E al ricordo emotivo, lega la musica. «Qui ho scoperto per la prima volta, grazie al figlio di un detenuto che stava con lui, cosa fosse il beatbox, ovvero questo». E lo riproduce (è un suono tipo batteria con la bocca).
 
 


Così I Love You gli permette di passare nella casa circondariale milanese qualche giorno. Fa vedere dei video girati in bianco e nero in cui intervista carcerati tra sogni e attese di una seconda possibilità, gioca a calcio durante l'ora d'aria, disegna sui muri di San Vittore la scritta "Libera tutti" con il famoso artista napoletano Jorit Agoch Cerullo, e una U - la stessa di "Libera Tutti" - su tela che andrà all'asta (e il ricavato a donne e giovani dello stesso carcere). «Ringrazio Dio perché a ogni mia canzone c'è attenzione. Approfitto di questo per iniziare un percorso: non solo canzone merchandising, ma la canzone arricchita di un progetto sociale attorno». E mentre i detenuti si scatenato a ballare sotto le note del singolo e di quelle tre parole, I Love You, ripetute nel ritornello undici volte (il momento più bello di questa presentazione insolita), «non è stato facile stare qui dentro - dice - Ho imparato tanto. Come riappropriarmi del vero senso della vita, quella senza telefono, con chi è costretto a non usarlo».
 


Il tramonto, le sbarre, le piante, lui in punta di piedi che imita il moonwalk di Michael Jackson («sono super fan», dice), e una cavigliera mirrorball (sfera tipo discoteca) a simboleggiare con la copertina divertimento, speranza e voglia di ricominciare. «Cara Italia (singolo triplo platino con quasi 108 milioni di views per il video, una sorta di inno degli italiani, ndr), era una canzone d'amore scritta con l'intento di scuotere l'animo di chi è ai vertici e spesso decide le nostre sorti. A un anno dall'uscita, nulla è cambiato. Però non ho perso le speranze. E questa volta, la canzone la dedico alle persone con cui posso parlare veramente». I detenuti si scatenano nuovamente sul ritornello I love you. “C'è chi balla dentro a una galera/ Dov'è sempre mezzanotte” con I love you declinato in “te quiero, bahebbak, je t'aime”. «Grazie per averci fatto viaggiare», uno di loro dice. E l'incontro si chiude. Con lo stesso abbraccio con cui è iniziato.

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Venerdì 15 Marzo 2019, 07:40
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