Alex Britti: «Da bluesman a coach di Amici? Il segreto in quel vecchio nastro di Pino Daniele»
di Rita Vecchio

Alex Britti: «Da bluesman a coach di Amici? Il segreto in quel vecchio nastro di Pino Daniele»

Pensava di essere solo un chitarrista. E adesso si ritrova a fare l’insegnante di canto ad Amici di Maria De Filippi. In mezzo una valanga di hit che hanno fatto cantare e ballare l’Italia. È la parabola di Alex Britti, 51 anni e un figlio di 2, Edoardo, avuto con la compagna Nicole.
Come mai Britti ad “Amici”?
«Ero già andato come ospite. Adesso volevo fermarmi un po’ per passare del tempo non lontano da casa. E così, mi sono lasciato convincere. E mi sto divertendo un casino».
Ma se agli inizi della sua carriera ci fosse stato un talent, ci avrebbe provato?
«Sì, anche se probabilmente mi avrebbero eliminato subito (ride, ndr). Questo è un programma sano. La risposta a chi critica i talent, è quella di cercare loro delle alternative. E alle nuove generazioni servono per farsi conoscere. Anche perché non c’è più la casa discografica che fa scouting come ai miei tempi: si suonava al Folkstudio, al Big Mama, ci si trovava con gli altri, Gazzè, Zampaglione. Poi, è chiaro che, se uno è forte riesce a farcela anche senza talent. E Gabbani e Ultimo sono la prova».
Cosa è cambiato?
«Una volta c’era meno gente che ci provava. E adesso è tutto più virtuale: due tatuaggi, un po’ di follower comprati, una serie di like e pensi di essere un cantante».
E lei come ha iniziato?
«Con le feste di piazza. A 11 anni. Una sorta di Amici ante litteram (ride, ndr). Finché non ho scoperto l’amore per chitarra e Jimi Hendrix. Ho iniziato con il bluesman Roberto Ciotti e con gli americani che venivano a suonare in Italia, da Buddy Miles (batterista di Hendrix), Billy Preston (pianista Beatles e Rolling Stones) a Rosa King (cantante e sassofonista) con la quale sono andato in tournée in Olanda. Per me era un gioco. E tra un “che figo oggi suoniamo qui, domani là”, mi sono ritrovato a fare questo mestiere. Ma non avrei mai creduto di cantare. Si figuri che all’inizio alla Universal, mi ero proposto come autore».
E poi?
«Mi dissero che non era necessario cercare un cantante. Andai a Sanremo: c’era anche Gazzè quell’anno. Ci cacciarono tutti e due. Dopo due anni ci siamo tornati, io con “Oggi sono io” e lui con “La musica può fare”. La rivincita ce la siamo presa. Ancora ora ci ridiamo su».
Ieri cantava “Oggi sono io”. E oggi chi è Alex Britti?
«Il solito bluesman. Anche perché un altro nome in italiano che unisca blues, jazz e canzone non ne riesco a trovare».
E suonare all’estero?
«Andavo quando finivo i soldi. Un giorno, dentro il borsone trovai una cassetta senza scritte. C’era dentro “Quanno chiove” di Pino Daniele. In un secondo ho capito che stavo perdendo tempo. Va bene blues e jazz, ma dentro di me c’era anche la canzone italiana. E così sono tornato».
A proposito, quante chitarre ha?
«Non le conto. La prima la chiesi ai miei genitori a 6 anni e la prima canzone che ho voluto imparare “Il Gatto e la Volpe” di Bennato. Come può immaginare mio figlio ha già la sua».
Diventare padre l’ha cambiata?
«È stato il frutto di un cambiamento mio. Mi chiedono della differenza di età - 22 anni - con la mia compagna Nicole, ma l’amore non guarda la carta di identità.
Edoardo è un bambino cercato e non capitato».
Tifa Roma come lei?
«Ovvio (ride, ndr). Sono un tifoso sportivo, ho prosciugato le mie lacrime quando Falcao ha lasciato e non mi sconvolge non avere vinto lo scudetto».
Lei ha fatto pure Celebrity Masterchef…
«E a casa ovviamente cucino. Senza falsa modestia, sono bravo. Ultimo piatto, i bocconcini croccanti di ostriche. Gennaro Esposito è il mio chef preferito».
Cosa le fa paura?
«Ho il terrore di volare. E non sono guarito nemmeno con l’ipnosi. Ma ho paura anche del vuoto: un giorno avevo un pranzo in cima a una montagna, ma sono dovuti scendere a prendermi in macchina perché non volevo prendere la funivia».
Anche questo rap di oggi le fa paura?
«No, mi piacciono molte cose. Salmo, Young Signorino, che secondo me è geniale, Noyz Narcos, Coez. Non sento barriere tra me e loro. Ho sempre avuto il DJ ai miei concerti. E il mio primo disco It.Pop, era pieno di rap».
E invece Mina e Ray Charles?
«Quando ho ascoltato la voce di Mina cantare “Oggi sono io”, è stato paralizzante. Quando mi chiamò pensavo di essere su Scherzi a parte. Con Ray Charles, invece, ho giocato la carta di sapere bene l’inglese. All’inizio non mi prese sul serio. Poi mi chiese scusa, cambiò arrangiamenti, inserì la mia chitarra e raddoppiò la mia parte. Così suonai a Sanremo con lui “Nel blu dipinto di blu”».
Lo farebbe un duetto con Maria de Filippi?
«Certo. Ha ballato con Ricky Martin, non può cantare con me?».
Dopo la “pausa Amici”, che si fa?
«Torno in tour, un live sperimentale e con arrangiamenti di canzoni che non facevo. Un power trio di basso, chitarra e batteria, un DJ e due coriste».
Però torna anche con Gazzè?
«“In missione per conto di Dio”. Questa volta ci sarà con noi il famoso batterista Manu Katché. Faremo i pezzi dei “nostri lati C”, cioè quelli che le discografiche non hanno mai fatto uscire come singoli. Io e Max siamo fatti così».
 
Venerdì 24 Maggio 2019, 07:15
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