La profezia di Liberati, star di Zerocalcare: «Dalla pandemia non usciremo migliori»
di Michela Greco

Simone Liberati, star di Zerocalcare: «Dalla pandemia non usciremo migliori»

ROMA - Suburra, Il permesso-48 ore fuori di Claudio Amendola, il grande salto con il ruolo da protagonista in Cuori puri (con cui si è fatto notare anche a Cannes), poi il personaggio di Zerocalcare ne La profezia dell’armadillo e la parte dello spacciatore nell’exploit Bangla. L’ascesa di Simone Liberati, partito da Ciampino e passato per la Scuola di Cinema Volonté, non si è fermata neppure col lockdown. In queste ultime settimane sono usciti L’ultimo piano, lavoro collettivo proprio degli studenti della Volonté, L’amore a domicilio, in cui duetta con Miriam Leone, e la webserie L’amore ha i tempi del virus. Liberati ha 32 anni, un talento limpido e un futuro promettente: a settembre lo vedremo nella serie tv Petra e, prossimamente, ne La regola d’oro, nei panni di un eroe di guerra alle prese col circo mediatico.
Ne “L’amore a domicilio” è un assicuratore che ha paura di essere felice. Praticamente un control freak...
«C’è qualcosa che rimanda al vissuto generazionale dei miei coetanei: giovani adulti pieni di fragilità. Il mio Renato vende assicurazioni e pensa che nella vita si debba sempre avere un riparo, si è costruito una struttura iper-protetta e rifugge ogni coinvolgimento emotivo».
Anche lei, nella vita, cerca di avere il controllo?
«Cerco di mantenere la rotta, sapendo però che mi devo confrontare col fatto che possiamo controllare ben poco, che siamo soggetti al destino. Alla fine cerco di abbandonarmi a quello che arriva: ciò che ci cambia viene da cose imprevedibili, come succede nel film».
La pandemia ci ha travolti all’improvviso. L’ha cambiata? Ha fatto qualche scoperta importante?
«Ho scoperto quanto siamo fragili: basta poco per mettere in discussione le nostre routine e le nostre libertà. All’inizio ho apprezzato gli slanci di condivisione con i canti alle finestre, la voglia di non abbattersi, poi ho visto prevalere la tendenza al mantenimento del solito equilibrio. Purtroppo non penso che le persone siano cambiate in meglio, anzi dimenticheranno facilmente».
Il suo percorso da attore è andato come pensava?
«Da adolescente volevo fare il regista e a Ciampino, dove vivevo e vivo, trovai il volantino di una scuola di cinema. Mi iscrissi e poco dopo l’inizio del corso mi dissero “farai l’attore”. La prima lampadina mi si è accesa con i giochi da bambino, facevo le imitazioni di tutti, poi ho iniziato a studiare e mi sono sentito un attore dal primo spettacolo che ho fatto».
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 1 Luglio 2020, 11:41
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