Tutto su due madri. Almodóvar: «Le mie donne imperfette tra gli spettri della Spagna»
di Michela Greco

Tutto su due madri. Almodóvar: «Le mie donne imperfette tra gli spettri della Spagna»

Dopo l’anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia, Madres Paralelas di Pedro Almodóvar è rientrato dal Lido con la gioia degli applausi ricevuti e la soddisfazione di aver fatto meritare alla sua adorata Penélope Cruz la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Ora il film sta per incontrare il pubblico italiano – sarà nelle sale da giovedì – con una punta di amarezza per l’esclusione dalla corsa agli Oscar, visto che per rappresentare la Spagna è stato scelto El buen patrón con Javier Bardem: «A decidere chi rappresenterà il Paese agli Academy Awards è l’Accademia del Cinema Spagnolo. Certo, mi sarebbe piaciuto che fosse Madres Paralelas, ma che posso dire?», commenta il regista. Che nel film unisce la storia personale di due madri single di generazioni diverse e con emozioni contrapposte rispetto alla loro maternità – Janis/Penélope Cruz e Ana/Milena Smit (foto) - con la Storia del Paese e delle tante vittime non sepolte della guerra civile. «La Spagna – sottolinea Almodóvar – è il secondo Paese dopo la Somalia col maggior numero di desaparecidos. La società spagnola non può considerare chiuso quel capitolo e sa di avere un debito con le vittime e le loro famiglie. Ora, come accade nel mio film, sono i nipoti a chiedere che venga pagato». 
Nel percorso più intimo tracciato da Madres Paralelas c’è invece lo sguardo aperto e attento sulle donne che da sempre caratterizza il regista.

 

Qui, però, restituisce delle “madri imperfette”: «Scrivere il personaggio di una madre senza istinto materno è molto interessante dal punto di vista drammatico. Mi sono ispirato ad alcune attrici che conosco, la cui vocazione artistica è più forte di quella materna: con il tempo si rendono conto che devono pagare un prezzo molto alto per potersi dedicare a qualcosa che non sia la cura dei loro figli», dice il cineasta, che riflette sul cambiamento del ruolo delle donne nel cinema: «Finalmente ci sono sempre più donne che raccontano le loro storie, come dimostrano i premi vinti da registe a Cannes e Venezia. Non credo sia una moda, ma una tendenza giusta. Noi uomini possiamo scrivere personaggi femminili, ma poi c’è qualcosa che va al di là, che solo le donne possono raccontare. Ad esempio, nella maternità c’è un mistero che noi uomini non riusciremo mai a decifrare». E mentre spera che «gli spettatori italiani escano emozionati dal mio film, senza parole e magari con una lacrimuccia», perché «ovunque ci sono fosse e segreti, in ogni Paese c’è un passato di cui vergognarsi e spero che il pubblico si riconoscerà in questa storia», il regista accenna alle idee per film futuri, e ambientati nel futuro: «Una è erede di Blade Runner, una tragicommedia distopica, l’altra è ispirata al cambiamento climatico e racconta di esseri marini dalle sembianze umane».


Ultimo aggiornamento: Martedì 26 Ottobre 2021, 09:13
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