Coronavirus, il plasma dei guariti funziona: «A Mantova 80 pazienti trattati e zero decessi»

Coronavirus, il plasma dei guariti funziona: «A Mantova 80 pazienti trattati e zero decessi»

La sperimentazione funziona: a Mantova ben 80 malati sono stati trattati con il plasma dei guariti da coronavirus. E la terapia funziona, assicura il primario di Pneumologia dell'ospedale mantovano Carlo Poma: «Il nostro protocollo è ambizioso. Tra Mantova e Pavia abbiamo trattato quasi 80 pazienti col plasma di guariti da Covid-19 e di tutti questi pazienti, che avevano problemi respiratori gravi, nessuno è deceduto, la mortalità del nostro protocollo finora è zero», ha detto questa mattina a Radio Cusano.

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A Mantova «abbiamo creato una banca del plasma. Creando banche plasma in giro per l'Italia riusciremmo ad arginare un'eventuale seconda ondata». «Siamo riusciti a Mantova, insieme con Pavia, a realizzare questa sperimentazione che è molto seria. Abbiamo cercato di trovare un'arma magica - spiega De Donno - che ci permettesse di salvare più persone possibili. Non abbiamo mai detto di aver creato qualcosa di nuovo, abbiamo perfezionato un'idea che già esisteva». Il nostro protocollo, sottolinea, «è ambiziosissimo. Tra Mantova e Pavia abbiamo trattato quasi 80 pazienti col plasma. Di tutti questi pazienti, che avevano problemi respiratori gravi ma non gravissimi, nessuno è deceduto, la mortalità del nostro protocollo finora è zero».

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Descrivendo quindi il protocollo adottato l'esperto ha spiegato che sono stati arruolati volontariamente donatori di plasma. I donatori, precisa, «devono avere delle caratteristiche fondamentali: devono essere donatori guariti da coronavirus. La guarigione viene accertata con due tamponi sequenziali e la diagnosi deve essere stata fatta con un tampone positivo. Questi donatori guariti ci donano 600ml di sangue. Tratteniamo quindi il liquido che ha come caratteristica fondamentale la concentrazione di anticorpi, tra cui quelli contro il coronavirus».

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Adesso però, «ogni volta dobbiamo chiedere l'autorizzazione al Comitato etico e questo - afferma - è un impedimento enorme perchè ci fa perdere tempo prezioso per salvare le persone». Il plasma, chiarisce, «può essere congelato e durare fino a 6 mesi in stoccaggio, per questo a Mantova abbiamo creato una banca del plasma. Riusciamo anche ad aiutare altri ospedali che ci stanno chiedendo aiuto. Creando banche plasma in giro per l'Italia - conclude De Donno - riusciremmo ad arginare un'eventuale seconda ondata» dell'epidemia di Covid-19.

AL CORRIERE: "LA TERAPIA FUNZIONA" De Donno, intervistato dal Corriere della Sera e dal quotidiano Il Tempo, ha spiegato che la terapia col plasma funziona: «In terapia intensiva c'è un ragazzo di 28 anni che si chiama Francesco. Giovedì era in un reparto Covid, venerdì la situazione è precipitata. Abbiamo chiesto al Comitato etico di poter usare il plasma, ci hanno dato il consenso. E dopo 24 ore era già sfebbrato e stava bene, oggi (ieri, ndr ) lo abbiamo svezzato dal ventilatore. È un ragazzo arrivato qui senza altre patologie oltre al Covid, doveva essere intubato e invece fra due giorni lo potremo restituire ai genitori. Sta così bene che poco fa mi ha mandato un messaggio scherzoso sul telefonino».

«Assieme all'ospedale San Matteo di Pavia abbiamo appena chiuso la prima sperimentazione partita all'inizio di aprile su un gruppo di pazienti critici. Un centinaio di pazienti in tutto trattati con il plasma iperimmune, cioè che viene dal sangue di pazienti che sono stati contagiati e sono guariti. La cura funziona», sottolinea De Donno. «In tutto questo mese non abbiamo avuto decessi fra le persone trattate. E i segni clinici tendono a sparire dalle 2 alle 48 ore dopo il trattamento». «Abbiamo sottoposto tutto alla comunità scientifica, siamo in attesa di pubblicazione. Però», precisa De Donno, «non possiamo alimentare false speranze. Mi spiego: se la malattia ha lavorato a lungo fino a compromettere la funzionalità degli organi non c'è plasma che tenga».

«Il nostro è stato il primo studio al mondo e adesso in tanti stanno seguendo la stessa strada, sia in Italia sia all'estero. I protocolli di ricerca sul plasma iperimmune sono passati in poco tempo da 50 a 100 in tutto il mondo. Perché, in attesa del vaccino, è l'unica strada percorribile. Non c'è nessun intermediario e nessun interesse. E, soprattutto, è sicuro: non c'è nessun evento avverso e nessun effetto collaterale». «Abbiamo provato a contattare il ministero della Salute ma è stato inutile. Nessun segnale nemmeno dall'Istituto Superiore di Sanità. Per ora stanno alla finestra». rileva De Donno. Quanto ai donatori, «sono tanti, stiamo mettendo su una piccola banca del plasma per aiutare gli ospedali qui vicino e si stanno organizzando pullman da Emilia e Liguria. E poi credo anche che ci sarà una seconda sperimentazione».

Ultimo aggiornamento: Lunedì 4 Maggio 2020, 15:37
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