Coronavirus, Rezza (Iss): «Sta ancora circolando. Creato in laboratorio? Non ci sono prove»

Coronavirus, Rezza (Iss): «Sta ancora circolando. Creato in laboratorio? Non ci sono prove»

Il responsabile del Dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, Giovanni Rezza, in collegamento con la trasmissione di Raitre Agorà, ha parlato della pandemia di coronavirus e della fase 2 dicendosi preoccupato per quello che succederà nelle prossime settimane. «C'è il bisogno di riaprire il Paese però questo virus sta circolando ancora. Ci sono casi nelle residenze assistite, se il virus entra là dentro, non è scomparso», ha detto Rezza. 

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«Io vorrei che scomparisse, ma non credo che questo sogno possa avverarsi molto presto, me lo auguro ma non credo. Quindi bisogna quintuplicare gli sforzi per cercare di arginarne la diffusione: i cittadini devono avere comportamenti responsabili e c'è la parte che deve fare la sanità pubblica, dobbiamo essere pronti ad intercettare subito eventuali ritorni in campo del virus soprattutto a livello territoriale», le sue parole. 

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«Dobbiamo essere bravi sul territorio, la Germania, per esempio, ha moltissimi posti in terapia intensiva ma cerca di non farci arrivare le persone in terapia intensiva. Un grande lavoro sul territorio vuol dire intercettare i focolai, identificare prontamente i casi, fare test, rintracciare i contatti e possibilmente testarli. Bisogna essere molto tempestivi negli interventi. Convivere col virus vuol dire continuare a combattere».


«Ipotizziamo che il virus in Lombardia sia entrato molto presto, a gennaio, probabilmente con una persona arrivata dalla Cina, qualcuno dice dalla Germania. Avrà iniziato qualche catena di trasmissione nel momento del picco influenzale quindi era molto difficile fare una diagnosi differenziale e siamo andati avanti un mese; quando c'è stato il 'caso indice', il 20 febbraio, evidentemente c'erano già diverse generazioni di casi, cioè il virus stava circolando ormai da tempo».

Per quanto riguarda gli studi sul plasma, «non è semplicissimo, bisogna trovare i donatori che sono persone convalescenti che quindi hanno molti anticorpi. Aspettiamo i risultati della sperimentazione con molta speranza - continua - Difficilmente può essere praticato sul larghissima scala perché è un procedimento che prende tempo, potrebbe però dar vita a nuove forme di trattamento che possono essere applicate su più ampia scala come quelle degli anticorpi monoclonali che potrebbero essere sintetizzati e quindi prodotti più facilmente e dare anche meno effetti collaterali».

Sul ruolo dell'aria condizionata nella trasmissione dell'infezione «è stato ipotizzato che possa aerosolizzare il virus e trasmetterlo a distanza ma non è assolutamente provato», ha detto l'epidemiologo. Quanto al coronavirus uscito da un laboratorio, l'esperto risponde così: «Evidenze scientifiche per ora proprio non ce ne sono. Per ora, noi sappiamo che questo virus è molto simile ad un virus che si trova nei pipistrelli quindi pensiamo che l'ipotesi più accreditata sia quella del salto di specie dopodiché se un giorno porteranno delle prove verranno valutate. Al di là delle indiscrezioni non c'è un'evidenza scientifica». 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 4 Maggio 2020, 11:16
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