Coronavirus, corsa per sviluppare anticorpi sintetici: forse arriveranno prima del vaccino

di Riccardo De Palo
Nel mondo si attende l’arrivo di un vaccino, per superare l’attuale pandemia da coronavirus, anche in previsione della possibile recrudescenza autunnale. Ma, avverte la Cnn, molti scienziati e politici temono che questo traguardo sia ancora lontano; e quindi si intensifica la corsa (soprattutto negli Stati Uniti) per creare terapie a base di anticorpi specifici anti-Covid, che potrebbero essere disponibili già entro l’anno.

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Gli anticorpi sono glicoproteine che il corpo produce per combattere le infezioni. Già nel corso della pandemia da spagnola, un secolo fa, era stato utilizzato il plasma dei pazienti guariti dall’influenza, per trattare i malati. Simili terapie sono state utilizzate per trattare la MERS e la SARS; e in questo momento si stanno sperimentando le stesse tecniche per curare i pazienti da Covid-19.
Poiché però è impossibile disporre di sufficiente plasma per curare tutti i malati, i ricercatori stanno lavorando a quello che chiamano anticorpi monoclonali: vale a dire, anticorpi creati in laboratorio per combattere una specifica infezione.

I vaccini, nota la Cnn, hanno il vantaggio di avere un’efficacia protratta nel tempo, rispetto a un trattamento a base di anticorpi - efficace, potenzialmente, da uno a due mesi. Ma questo non impedisce al trattamento di essere utilizzato su larga scala per proteggere la popolazione più vulnerabile, o curare le persone già malate di Covid-19.

Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases americano, e membro della task force della Casa Bianca contro il coronavirus, riconosce l’efficacia di queste terapie. «In questo momento - ha detto in un’intervista a una rivista accademica, Jama - c’è un grande sforzo dei ricercatori per sviluppare anticorpi moncolonali, plasma di convalescenti e globuline iperimmini, che si fondano sullo stesso principio di usare un anticorpo contro il virus, come profilassi o terapia».
Si tratta di un progetto “ad alta priorità” per gli Stati Uniti, che in questi giorni stanno affrontando il picco dei contagi, con 45mila nuovi casi accertati al giorno. Attualmente, scrive ancora la Cnn, esistono 102 trattamenti a base di anticorpi in diverse fasi di sviluppo. David Thomas di BIO, associazione che rappresenta l’industria biotecnologica americana, sostiene che si tratta di una vasta gamma di progetti in corso, che vanno dall’utilizzo nei pazienti con infiammazione in corso, per evitare la “tempesta citochinica” che spesso si rivela letale, alla ricerca di anticorpi specifici per uccidere il virus nell’organismo.

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In America esistono attualmente quattro trattamenti a base di anticorpi monoclonali in corso di sviluppo, a scopo di prevenzione e trattamento, attualmente sottoposti a test clinici su esseri umani. Soltanto il gigante della biotecnologlia Eli Lilly, di Indianapolis, ne sta sviluppando due. Un altro viene prodotto in collaborazione con la canadese AbCellera; e l’ultimo è marcato Junshi Biosciences.
L’anticorpo sviluppato da Lilly in tandem con AbCellera  si chiama “LY-CoV555”, ed è ora nella fase 2 dei test clinici, in pazienti non ricoverati. Nei progetti futuri, ci sono anche altri anticorpi, da sperimentare in diverse combinazioni, per capire quale sia più efficace. 

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Regeneron è un’altra compagnia biotech, con sede a New York, e sta testando il suo cocktail di anticorpi nelle fasi iniziali dei test clinici, in pazienti malati. L’obiettivo è concludere i test preliminari entro due settimane, e quindi produrre centinaia di migliaia di dosi entro agosto. 
Tychan è un’altra azienda specializzata nella biotecnologia, basata a Singapore: la fase 1 dei test clinici, in corso nel paziente asiatico, dovrebbe concludersi entro un mese e mezzo. 

Un'eventuale terapia, sostiene la compagnia, potrebbe essere disponibile entro l’autunno. Ma non è detto che tutto vada per il meglio. Ci sono anticorpi che funzionano in laboratorio, ma si rivelano inefficaci quando vengono testati su animali o esseri umani; anche per questo la prudenza è d’obbligo. 
C’è poi chi cerca di testare terapie a base di anticorpi monoclonali già esistenti, come possibile terapia per il Covid-19. La Novartis, per esempio, è già alla fase 3 dei test clinici per il farmaco canakinumab. Si tratta, in termini tecnici, di un interleuchina-1 beta bloccante già approvato dalla Food and Drug Administration, per sindromi autoimmuni. Poiché il Covid-19 si rivela letale scatenando la “tempesta citochinica”, ovvero una abnorme risposta immunitaria del paziente, la Novartis spera che anche il suo farmaco si riveli efficace.

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Un’altra compagnia, la cinese I-Mab, spera di avere risultati entro agosto di una sua terapia a base di anticorpi, specifici contro questa “tempesta” immunitaria; e spera di avere una terapia disponibile entro l’inizio dell’autunno. Esiste anche un’altra molecola - informa la Cnn - prodotta da Humanigen, il lenzilumab, che sembra efficace contro queste risposte immunitarie letali, secondo un primo studio della Mayo Clinic.

Molto attiva anche la ricerca italiana.  Il team del genetista Giuseppe Novelli, dell’Università di Roma Tor Vergata, in collaborazione con Pier Paolo Pandolfi, del Beth Israel Deaconess Medical Center dell’Università di Harvard, ha avviato la richiesta di sperimentazione clinica di tre differenti anticorpi monoclonali sintetici, creati proprio per combattere il coronavirus. E la Gsk vaccines sta sviluppando,  con la fondazione Toscana Life Sciences e l’Istituto Spallanzani di Roma, un altro farmaco monoclonale derivato dal sangue dei pazienti che hanno superato l’infezione. I tempi? Tra fine anno e i primi mesi del 2021, per ottenere un farmaco utilizzabile. 
Ultimo aggiornamento: Domenica 28 Giugno 2020, 20:13
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