Crisi di governo, voto di fiducia ok per Conte alla Camera: 321 si, 259 no, 29 gli astenuti. Domani la partita decisiva al Senato.

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Si conclude positivamente il primo giorno del giudizio per il Presidente del Consiglio  Giuseppe Conte: la Camera ha approvato la fiducia al governo con 321 voti favorevoli, 259 contrari e 29 astenuti. La prova più dura per le sorti del suo Governo e per il prosieguo arriverà soprattutto domani al Senato, dove senza i voti di Italia viva l'esecutivo rischia di cadere: al momento i numeri a Palazzo Madama non arriverebbero a quota 161.

 

LA CRONACA DELLA GIORNATA

 

Al suo ingresso in Aula alla Camera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato accolto con un applauso da M5S, Leu e Pd, immobili i deputati di Iv; I deputati della Lega hanno urlato «Buuh!». ​

 

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Dopo l'intervento di Conte ci sarà un dibattito che si protrarrà fino alle 15.30, quando la seduta verrà sospesa per sanificare l'Aula fino alle 17, quando il presidente del Consiglio terrà la propria replica. Quindi ci saranno le dichiarazioni di voto e la votazione sulla fiducia.​ «Sin dall'inizio mi sono adoperato perché si delineasse la prospettiva di un disegno riformatore, ampio e coraggioso» per «configurare una nuova stagione riformatrice» basata sulla «sostenibilità, sulla coesione sociale e territoriale, sul pieno sviluppo della persona umana. E ancora oggi c'è una visione». «In questi mesi drammatici» della pandemia da Covid «questa maggioranza ha dimostrato grande responsabilità, raggiungendo convergenza di vedute, risolutezza di azione anche nei momenti più difficili».

 

 

 

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«All'inizio di questa esperienza di governo, nel 2019, prefigurai un chiaro progetto politico per il Paese. Precisai che il programma non poteva risolversi in una mera elencazione di proposte eterogenee o una sterile sommatoria delle posizioni delle forze di maggioranza», ha detto Conte in aula. «Un'alleanza tra formazioni provenienti da storie, esperienze, culture di diversa estrazione e che in passato si erano confrontate con asprezza, poteva nascere solo su due discriminanti. Il convinto ancoraggio ai valori costituzionali e la solida vocazione europeista del Paese».

 

La frecciata a Renzi

 

«Il 13 gennaio in una conferenza stampa sono state confermate le dimissioni delle ministre di Iv. Si è aperta una crisi che deve trovare qui in questa sede il proprio chiarimento in trasparenza del confronto e linearità di azione che hanno caratterizzato il mio mandato», ha detto Conte parlando della crisi di Governo.  «Le nostre energie dovrebbero essere tutte, sempre concentrate sulla crisi del Paese. Così, agli occhi dei cittadini, appaiono dissipate in contributi polemici, spesso sterili, del tutto incomprensibili. Rischiamo così tutti di perdere contatto con la realtà. C'era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? No».

 

Nel pieno della pandemia Covid e mentre «da casa ci ascolta chi ha perso i propri cari, confesso di avvertire un certo disagio. Sono qui oggi non per annunciare nuove misure di sostegno o per bozza ultima del Recovery plan ma per provare a spiegare una crisi in cui non solo i cittadini ma io stesso alcun plausibile fondamento». «Questa crisi ha provocato profondo sgomento nel Paese, rischia di produrre danni notevoli e non solo perché ha fatto salire lo spread ma ancor più perché ha attirato l'attenzione dei media internazionali e delle cancellerie straniere. Diciamolo con franchezza, non si può cancellare quello che è accaduto» ha aggiunto parlando della fiducia tra le forze alleate come «condizioni imprescindibile» per guidare l'Italia. Il Paese «merita un governo coeso, ora si volta pagina». 

 

«Proprio nei momenti più critici del Paese dobbiamo trovare le ragioni più nobili e alte della politica», come «servizio per i bisogni della comunità nazionale» e non come «logica di potere. Alla società che sta uscendo con difficoltà dalla pandemia non possiamo offrire risposte mediocri. Il governo deve essere all'altezza di questo compito». «L'assegno unico mensile si colloca in una cornice di interventi volti ad alleggerire il peso fiscale sulle famiglie», ha detto Conte annunciando che da «luglio» sarà introdotto «l'assegno unico mensile» per famiglie con figli sotto i 21 anni. «Non avremmo potuto realizzare tutto questo se non ci fossero state condivisione, collaborazione, responsabilità, in ciascuna - ciascuna - forza politica», ha aggiunto elencando le principali misure della legge di bilancio e il decreto semplificazioni.

 

Lega rumoreggia sul recovery 

 

I deputati della Lega rumoreggiano nell'Aula della Camera quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rivendica che l'Italia sia stata «l'unico Paese che abbia coinvolto il Parlamento così intensamente» nella elaborazione del recovery plan. Dai banchi della Lega si è urlato: «Bugiardo!» e «Ma dai!». Il Recovery Plan italiano sarà un piano «largamente condiviso, uno sforzo collettivo di cui andare fieri», aveva detto Conte.

 

Pandemia sfida epocale

 

«Agli inizi 2020» il progetto del governo si è dovuto «misurare con la pandemia che ha sconvolto in profondità la società e la dinamica stessa delle nostre relazioni. Affontiamo una sfida di portata epocale, si vivono paure primordiali, più spesso conosciute da generazioni del passato. Torniamo a sentirci profondamente fragili, alcune certezze radicate sono state poste in discussione. Ci siamo misurati quotidianamente come mai in passato con scienza e tecniche, con la difficoltà a fornire risposte efficaci e rapide».

 

«Primi in occidente siamo stati costretti a introdurre misure restrittive dei diritti della persona, operando delicatissimi bilanciamenti dei principi costituzionali».  «Abbiamo coltivato un serrato dialogo» con tutti «gli inetrlocutori istituzionali nella consapevolezza che solo con la leale collaborazione saebbe stato possibile elaborare strategia di intervento efficaci». «L'esperienza della pandemia ha rafforzato nelle forze politiche che con lealtà sono nel governo la consapevolezza del dialogo», aggiunge.

 

«Abbiamo operato sempre scelte migliori? Ciascuno esprimerà le proprie valutazioni. Per parte mia posso dire che il governo ha operato con massimo scrupolo e attenzione per i delicati bilanciamenti anche costituzionali. Se io oggi posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l'arroganza di chi ritiene di non aver commesso errori ma è per la consapevolezza di chi ha operato con tutte le energie fisiche e psichiche per la comunità nazionale». 

 

"Pandemia non ha schiacciato la politica"

 

«Nel dibattito pubblico che si è levato in questi mesi vi è un altro elemento. Alcuni hanno opinato che la pandemia avrebbe oscurato, schiacciato la politica. Il dialogo tra politica e scienza si è infittito particolarmente ma mai come in questo periodo la politica ha operato scelte per il bene comune, alcune delle quali di portata tragica. È stata politica la scelta di tutelare in via prioritaria la salute, perché solo tutelando quel bene primario si può preservare anche il tessuto produttivo del Paese». «Tutta politica è stata la scelta di destinare ingenti risorse, più di cento miliardi di euro, a sostegno di lavoratori, imprese, categorie fragili, con ristori proporzionati. Questi interventi ci hanno permesso di erigere la cintura necessaria di protezione, apprezzata da economisti come Krugman», aggiunge. 

 

«Politica è stata la determinazione con cui il governo ha chiesto all'Unione europea», nel segno dell'europeismo, «di farsi promotrice», nella pandemia, «di politiche espansive, con debito comune orientato al raggiungimento di strategie condivise. Lo storico accordo su Next generation Eu ha impresso alla politica europea una svolta irreversibile inaugurando un nuovo corso in grado di cambiare i paradigmi delle politiche economiche e il volto stesso dell'Ue». «Politica è stata la scelta di accompagnare le misure emergenziali con interventi strutturali. Anche nei momenti più complessi dell'emergenza non abbiamo mai riunciato a porre le basi del rilancio del Paese, pur con le debolezze strutturali» del Paese. «Noi abbiamo da subito raccolto la sfida di trasformare le difficoltà in opportunità», aggiunge.

 

Italia viva verso l'astensione

 

Iv va verso la conferma dell'astensione alla Camera ma qualcuno tra i deputati si sarebbe detto tentato dal No alle comunicazioni del premier. È quanto emerge dalle fila di Iv, dopo il discorso di Giuseppe Conte in Aula. A quanto si apprende, il dibattito sarebbe emerso anche nella chat dei parlamentari renziani ma ad ora sarebbe prevalente - e dovrebbe essere confermata - la linea dell'astensione, mentre nessuno si sarebbe ad ora apertamente smarcato annunciando il Sì. Matteo Renzi sarebbe intervenuto nella chat, scrivendo: «Ragazzi, non reagire alle provocazioni: manteniamoci compatti». Alle 15 è prevista una riunione del gruppo. 

 

La Replica del presidente Conte

 

Dopo il dibattito, intorno alle 17.30, è iniziata la replica del Presidente Conte. «Dalle scelte che ciascuno in questa ora grave deciderà di compiere - ha detto il Premier - dipende il futuro del paese. Siamo chiamati a costruirlo insieme, è un appello trasparente, alla luce del sole, chiaro che propongo nella sede più istituzionale e rappresentativa del Parlamento». 

«Il mio è un appello molto chiaro e nitido: c'è un progetto politico ben preciso e articolato che
mira a rendere il Paese più moderno e a completare tante riforme e interventi già messi in cantiere». Non è passato inosservato il passaggio in cui il Presidente Conte ha parlato in terminini molto positivi del nuovo presidente degli Stati Uniti Biden e del rapporto instaurato con lui:  «C'è un altro elemento che rafforza il nostro progetto, e cioé il fatto che guardiamo con grande speranza alla presidenza Biden. Ho avuto con lui una lunga, calorosa telefonata e siamo rimasti che ci aggiorneremo presto in vista del G20». 

«Pongo la questione di fiducia sull'approvazione della risoluzione di maggioranza «di Pd, M5S
e Leu. Lo dice il premier Giuseppe Conte nella replica in Aula alla Camera dopo le comunicazioni di questa mattina. Finisce così la replica del Premier

 

LE DICHIARAZIONI DI VOTO

 

L'attacco forse più duro al Presidente del Consiglio e al suo discorso arriva forse da Giorgia Meloni: Presidente Conte, siete sicuri che il presidente della Repubblica vi consentirà di governare in assenza di una maggioranza assoluta? Dopo che nel 2018 si è rifiutato di dare l'incarico al centrodestra perché non c'era la certezza sui numeri. Pensate che le regole della democrazia valgono solo per il centrodestra? Le regole valgono per tutti». La Leader di Fratelli d'Italia si riferisce al fatto che il Governo Conte potrebbe prendere la fiducia al Senato senza superare la soglia della maggioranza assoluta, ovvero i 161 voti. 

 

«Se Conte avrà i numeri vada avanti. Se, come noi crediamo i numeri non ci sono abbia il coraggio di dimettersi e di lasciare nelle mani del presidente Mattarella la gestione della crisi. Ma basta perdite di tempo». Lo dice nell'Aula della Camera Maria Stella Gelmini di Fi in dichiarazione di voto sulla fiducia sulle comunicazioni del presidente del Consiglio annunciando il no del suo gruppo alla fiducia. «Resteremo orgogliosamente alla opposizione e con il centrodestra costruiremo le condizioni per tornare al governo», ha concluso.

 

Di tutt'altro tenore le dichiarazionio di Graziano Delrio, capogruppo Dem alla Camera: «Lei non è qui per sopravvivere ma per dare un orizzonte di forza e dignità al governo per il bene degli italiani. Per questo ci rivolgiamo a tutte le forze politiche democratiche e liberali. Il suo appello non solo è legittimo ma è giusto. Come diceva Alex Langer, è il tempo dei mediatori, è tempo di gettare ponti». 

 

 «La crisi al buio - ha detto Delrio - è una scelta grave, e interrompe un dialogo e il rilancio dell'azione del governo che insieme avevamo deciso». «All'inizio di questa esperienza di governo - ha detto ancora - avevamo posto due pregiudiziali: una forte aderenza ai principi costituzionali, con la centralità del Parlamento; e una solida vocazione europeista, una scelta che rafforza la prospettiva principale, la difesa dei ceti più deboli: perché avere istituzioni più forti significa ceti deboli più forti. Rafforzare il governo e dargli un orizzonte solido è stare dalla parte dei più deboli». Delrio ha ricordato quindi le problematiche che il Paese dovrà affrontare nei prossimi mesi sul piano della lotta all'epidemia e sul piano economico, invitando quindi il governo a non voler solo «sopravvivere». «Grazie - ha proseguito Delrio rivolgendosi a Conte - per aver detto che vuole voltare pagina sul ruolo del Parlamento che in questo periodo ha sofferto. Se le istituzioni devono essere più forti, devono funzionare. Non deve più accadere che una Camera non esamini la legge di Bilancio». Quanto al Recovery Plan «la bozza è un passo avanti notevole e su questo ci confronteremo con le forze del Paese». «Siamo certi - ha detto infine - che lei voglia costruire una nuova maggioranza su basi solide, anche per affrontare sfide nuove, una maggioranza capace di sciogliere i nodi. Quindi occorre un nuovo patto di legislatura, con un cronoprogramma, indicando le priorità. Lei ha detto che intende promuovere presto questo patto, le diamo fiducia perché il Paese ne ha bisogno».

 

«Presidente, nel suo intervento si è lasciato scappare l'intenzione di fare una legge elettorale proporzionale. Lei sa che questo è competenza del Parlamento non del governo, non siamo ancora in Cina e in Venezuela. Quale legge elettorale fare lo deciderà il Parlamento, non lei». L'ha detto Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera nella dichiarazione di voto contro la fiducia al governo. e ha aggiunto: «Lei l'ha detto solo per dare rassicurazioni a chi la sosterrà che a casa non si va, che intende garantire anche al suo neonato partito e che dovrebbe costituirsi sulla base di un gruppo che si chiama 'Italia 2023'. Un modo per dire che l'unico scopo è stare qui per non perdere poltrone e privilegi. Questo è uno dei punti più bassi a cui abbiamo dovuto assistere»

 

«Stiamo parlando di una surreale crisi di governo, una scelta politica incomprensibile. Rosato stia sereno, non si preoccupi se noi comprendiamo o meno quello che dice. Si preoccupi se la comprendono gli italiani questa crisi. È come essere su un tandem: far fatica pedalando e accorgersi che uno dei compagni di squadra non solo non pedala più ma ha anche sgonfiato le gomme durante la salita». Lo dice il capogruppo M5S Davide Crippa in dichiarazione di voto sulla fiducia nell'Aula della Camera.

 

 

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Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Gennaio 2021, 08:22
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