Alessandra Severini
Il fragile governo gialloverde è alle prese con uno

Alessandra Severini
Il fragile governo gialloverde è alle prese con uno dei temi più divisivi, quello delle autonomie. I due governatori di Lombardia e Veneto, i leghisti Attilio Fontana e Luca Zaia, hanno definito «una farsa» la riforma, minacciando di non firmare alcun accordo.
«Non vogliamo un pannicello caldo, ma un'autonomia vera» hanno scritto in una durissima lettera indirizzata al premier Conte. «Lei si assumerà la responsabilità quindi di aver negato quanto è stato chiesto con il referendum da milioni di elettori veneti e lombardi». Il presidente del Consiglio ha invitato ad attendere la bozza definitiva che verrà approvata dal Consiglio dei ministri. «Avremo un testo serio e credibile che verrà incontro alle vostre richieste e nel contempo sarà compatibile con il disegno costituzionale» assicura, ma lamenta gli «insulti inaccettabili» arrivati dalla coppia Zaia-Fontana, che comunque si è detto disposto a incontrare. Con un'avvertimento preciso: «L'autonomia non deve essere una bandiera da sventolare ma una riforma per tutta l'Italia». E infatti anche il governatore siciliano Musumeci ha chiesto al premier Conte di convocare tutte le Regioni, senza distinzioni.
Ma i nodi da sciogliere sono ancora molti e assai intricati: dalla gestione delle infrastrutture (aeroporti, autostrade e ferrovie) alle risorse fiscali da assegnare alle Regioni del Nord. E poi c'è la parte della riforma che riguarda la scuola, anche se è stato soppresso l'articolo che prevedeva l'assunzione diretta dei docenti su base regionale, come invece chiedeva la Lega. Non ci saranno dunque concorsi regionali né differenze di stipendi tra prof e personale della scuola delle varie regioni. Le parti sono lontane anche sulla questione sanità e su quella della gestione dei beni culturali.
Decisivi potrebbero essere i due incontri di domani pomeriggio a Palazzo Chigi. Salvini per ora non si sbottona, ma sente la pressione delle regioni del Nord e la riforma così com'è non piace neanche a lui. Attenderà l'esito dei due vertici, ma sull'autonomia, cavallo di battaglia del Carroccio, il leader non intende cedere. La crisi di governo rimane dietro l'angolo, anche perché non all'orizzonte non ci sono incontri chiarificatori tra il premier, Di Maio e Salvini.
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Lunedì 22 Luglio 2019, 05:01
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