Traffico di rifiuti speciali: le mani delle mafie su Roma
di Sofia Unica

Traffico di rifiuti speciali: le mani delle mafie su Roma

Ecomafie, roghi tossici, traffico e riciclaggio di rifiuti in odore di criminalità organizzata e camorra. Sedici milioni in giro d’affari quantificato dalla direzione distrettuale antimafia. 
Durante l’emergenza Covid -19 gli investigatori dei carabinieri forestale del Lazio, con la polizia locale di Roma e la guardia di finanza hanno chiuso il cerchio intorno ad un’organizzazione criminale attiva tra la Capitale e la provincia di Latina, composta da imprenditori senza scrupoli attivi nel campo dello stoccaggio dei rifiuti e da Roma residenti nei campi nomadi di via Salviati e via di Salone. Ventisette le persone che i detective ambientali del maggiore Dario Burattini dei carabinieri forestale, a capo di un pool di investigatori super esperti di reati ambientali e di contrasto alle ecomafie e del comandante della municipale Antonio Di Maggio hanno arrestato dopo una indagine meticolosa scaturita da quella che nel 2019 aveva interessato il centro di raccolta dell’AMA di Mostacciano dove vennero inquisite 23 persone. Base operativa delle ecomafie era una società di Cisterna di Latina, operante nel settore del recupero di rottami metallici, quale collettore finale di una vera e propria filiera di soggetti operanti nell’ambito del traffico illecito di rifiuti. 
Nella rete della procura sono finiti, Leopoldo e Gennaro Del Prete, Vito Prò, Samir Marzouki, Ahmetovic Ekrem, Dzevad Seferovich, Antonino Rasizzi, Emilio e Samuele Magrini, Fabrizio Laurenzano, Renato Montagnola, Anello Tuzzi, Claudio e Francesco Stella, Davide Di Roma, Davide Capraro, Paolo Di Prospero, Giuseppe Marsala, Michel Bonino, David Adzovic, Orlando Deloriè, Massimo Lorello, Bruno Basso, Giorgio Antonetti e Durin Sandu. Tutti gli arrestati sono ritenuti responsabili di fare parte di una filiera operanti nell’ambito del traffico illecito di rifiuti.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Maggio 2020, 04:25
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