Jan Fabre, il cervello che diventa arte in mostra con la scienza a palazzo Merulana a Roma
di Valeria Arnaldi

Jan Fabre, il cervello che diventa arte in mostra con la scienza a palazzo Merulana a Roma

Il cervello che pulsa, “domina”, comunica. Crea suggestioni, recepisce influenze, “naviga” – qui munito di remi – con la fantasia. E produce musica, arte, bellezza, pensiero, così, di fatto, identità. È proprio il cervello, sede del pensiero e dell’azione, mistero e al contempo strumento per indagarlo, il primo protagonista della mostra The Rhythm of the Brain, a cura di Achille Bonito Oliva e Melania Rossi e dedicata all’artista belga Jan Fabre
 
 


Presentate oltre trenta opere, tra sculture in bronzo e cera, disegni e film-performance, molti lavori mai esposti prima in Italia e appositamente scelti dall’artista per l’appuntamento romano. L’iter è articolato in due macro-percorsi. Da un lato, a essere sviluppato è il dialogo con la collezione permanente del Palazzo, che include L’uomo che dirige le stelle, opera eseguita da Fabre nel 2015, qui posta in relazione anche con Le garçon qui porte la lune et les étoiles sur sa tête, che lo raffigura da ragazzo.

Dall’altro, a essere indagata è la ricerca che l’artista sta conducendo da anni sul rapporto tra arte e scienza, illustrata attraverso una serie di lavori legati alla performance che Fabre ha realizzato con il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, che ha scoperto e studiato i neuroni specchio, allestita insieme ad alcuni ritratti e autoritratti della Collezione Elena e Claudio Cerasi. Filo conduttore, il ritmo, inteso come ponte tra vita e arte. «Jan Fabre è un artista totale – dice Bonito Oliva - Sviluppa opere, oggetti, sculture, disegni, spettacoli dove confluiscono molte istanze e molte provenienze linguistiche. Ma quello che poi emerge sempre alla fine è il bisogno di sviluppare energie e creare connessioni con il pubblico».

Di opera in opera, dall’autoritratto “De blikopener”, in bronzo, a “Homage to Jacques Mesrine (bust with white teeth), Fabre invita gli osservatori a indagare il proprio stesso essere. «Tutte le sue produzioni, le sue opere – commenta Melania Rossi - sono esperienze collettive, che coinvolgono lo spettatore su più livelli di senso e di significato. Ogni lavoro di Fabre sembra un enigma, quasi un rebus, ma ci sono simboli che provengono da tanti mondi diversi, che sembrano quasi suggerirne la soluzione». «L’artista – afferma Bonito Oliva - mette alla prova sé stesso e gli spettatori attraverso la contemplazione. L’arte mette a nudo l’umanità». Affianca la mostra un ciclo di visite didattiche, concepite per approfondire la visione dell’artista belga

Jan Fabre. The Rhythm of the Brain, fino al 9 febbraio a Palazzo Merulana-Fondazione Elena e Claudio Cerasi, via Merulana 131 Roma. Piano terra ingr. libero, secondo, terzo e quarto 10 euro, 0639967800. In collaborazione con Romaeuropa Festival.
Martedì 15 Ottobre 2019, 07:42
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