Gianluigi De Palo su Leggo: «L'orologio di LeClerc»
di Gianluigi De Palo

Gianluigi De Palo su Leggo: «L'orologio di LeClerc»

Due premesse chiare, senza possibilità di fraintendimenti. La prima: viva la Ferrari, soprattutto quest'anno che le cose sembrano girare bene. La seconda: non si ruba, lo dice anche il settimo comandamento. Tuttavia, alla luce della situazione in cui versano miliardi di persone al mondo, anche possedere un orologio da due milioni di euro non è proprio il massimo. I beni che possediamo, gli stipendi anche alti (vedi Leclerc) - che prendiamo a fine mese se vengono utilizzati male sono un po' rubare. Che merito abbiamo per essere nati in Italia o nel Principato di Monaco invece che nell'orfanotrofio della missione di Ilula in Tanzania? Nessuno.
Non si tratta di fortuna, ma di responsabilità, di saper gestire ciò che riceviamo anche per merito in funzione di un Bene più grande. Perché non c'è merito che non provenga da un dono di natura. Ed è questa consapevolezza di gratitudine che genera la moralità, mai viceversa. E allora nasce il dubbio che due milioni pesino troppo anche al polso di un campione, o piuttosto che abbia semplicemente perso il polso della situazione.
occhidipadre@leggo.it


Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Aprile 2022, 12:19
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