Scuola, è emergenza cattedre. Bussetti: «Appena assunti i prof tornano al Sud»
di Lorena Loiacno

Scuola, è emergenza cattedre. Bussetti: «Appena assunti i prof tornano al Sud»

A caccia di supplenti. Ora mancano all'appello anche i professori di italiano, oltre a quelli di matematica, di lingue e di sostegno carenti da anni. Sono giorni di fuoco, nell'ufficio scolastico di Milano, che da qui a una settimana convocherà tutti i supplenti per coprire le cattedre rimaste senza docente di ruolo e si saprà quante sono quelle che resteranno effettivamente vuote.
Complessivamente all'inizio delle convocazioni erano circa 3700 i posti disponibili, quindi da assegnare per il ruolo, tra le scuole di Milano e della Città metropolitana. Le assunzioni sono riuscite a coprire 1190 cattedre, a cui si aggiungo i supplenti già convocati per la scuola dell'infanzia e per la primaria, circa 1200. Da domani il provveditorato convocherà le supplenze per le medie e poi, presumibilmente tra mercoledì e giovedì, quelle per le superiori.
«A fine settimana sapremo quanti saranno realmente i posti vacanti - spiega il dirigente dell'ufficio scolastico di Milano, Marco Bussetti, ministro dell'Istruzione del primo governo Conte - stiamo lavorando per avviare al meglio l'anno scolastico».

Come è possibile che manchino sempre i docenti, visto che il numero degli iscritti è in calo?
«In realtà qui a Milano non è così, siamo quasi in controtendenza. Abbiamo più iscritti dello scorso anno nelle scuole medie e superiori, il calo si registra per ora nelle scuole dell'infanzia e alla primaria ma anche in quel caso sono aumentati i ragazzi con disabilità. Quindi servono più docenti di sostegno».

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E non si trovano?
«Purtroppo si tratta di un aspetto delicato. Mancano docenti specializzati e si ricorre spesso a docenti non abilitati sul sostegno. Per questo motivo, da ministro, ho avviato 40mila corsi di specializzazione: sono già partiti i primi 14mila e sono sicuro che da qui a qualche anno parte dei problemi si risolverà».

Da ex ministro, è possibile che non si risolva la questione dei precari?
«Conosco bene il problema, per questo da ministro avevo predisposto un piano di concorsi ad hoc per sistemare la questione dei diplomati magistrali ma anche per immettere nella scuola i precari storici e i laureati. Stabilizzando la maggior parte delle cattedre eviteremmo quello che accade ogni anno: assumiamo un docente per poi perderlo perché si trasferisce subito al Sud. Qui a Milano sta diventando un problema: contiamo su docenti che poi, puntualmente, non ci sono».

La scuola può permettersi tante assunzioni?
«I precari vengono comunque pagati, quel piccolo risparmio lo scontiamo con i disagi in classe».

Il decreto salva-precari, bloccato dalla crisi di governo di agosto. Andrà a buon fine?
«Me lo auguro, verrà modificato ma spero che comunque venga attuato. Abbiamo bisogno di docenti per far sì che tra un anno non ci ritroviamo nella situazione di caos attuale».

Non si salva proprio niente?
«Sì, quest'anno dopo tanto tempo non sentiremo parlare di problemi legati alle reggenze dei dirigenti scolastici. Con il concorso, infatti, sono già entrati in ruolo e abbiamo quasi azzerato il problema. E lo stesso accadrà per i direttori amministrativi, anche tra loro ne mancano molti: si sta svolgendo il concorso, entreranno di ruolo per il prossimo anno».

Che cosa serve alla scuola?
«Stabilità e rispetto e non solo a parole, se lo merita».
Lunedì 16 Settembre 2019, 05:01
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