Zaia. «Dpcm, ristoranti e palestre: imprenditori trattati come untori Centri commerciali: lì c'è il vero problema di assembramenti»
di Beatrice Mani

Zaia in diretta oggi. «Dpcm, ristoranti e palestre: imprenditori trattati come untori. Centri commerciali: lì il problema di assembramenti. Scuola, didattica a distanza al 75%»

Luca Zaia in diretta oggi, lunedì 26 ottobre 2020, all'indomani della firma del nuovo Dpcm del Governo sulle misure restrittive contro l'epidemia da Covid. Il presidente del Veneto, in conferenza dall'Unità di Crisi della Protezione civile di Marghera, aveva annunciato di avere una nuova ordinanza regionale pronta nel cassetto, ma di aspettare, per l'appunto, di capire le intenzioni di Roma prima di firmarla o modificarla. 

Ieri Zaia si è già espresso in modo molto critico verso il nuovo Dpcm. In un'intervista ad Antenna Tre il presidente ha spiegato di aver chiesto di apportare delle modifiche, ma di non essere stato ascoltato. «E lo dice uno che è sempre stato solidale, che non ha mai fatto polemiche e non le voglio fare - ha detto Zaia - ma di fatto il Governo ha scelto di fare questa strada da solo, approvando il dpcm senza accogliere la minima modifica richiesta dalla Regione, dalle Regioni». Per Zaia «questo è emblematico, non è mai accaduta una cosa del genere». «Noi non abbiamo contezza di infezioni o focolai nei ristoranti, i ristoratori si sono mossi con prudenza, hanno rispettato le linee guida», ha aggiunto ancora Zaia. «Chiuderli vuol dire che si vuole confermare che tutto quello che si è fatto fino ad adesso non serviva».

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Zaia in diretta

 

Il bollettino

Oltre due milioni di tamponi fatti. Positivi 45.466 (+1129 in più nelle ultime 24 ore), attualmente positivi oltre 18mila veneti, 13.692 persone in isolamento. Ricoverati 695 pazienti oggi, 81 pazienti in terapia intensiva (76 positivi e 5 negativi), tre vittime nelle ultime 24 ore. A domicilio 164 pazienti sintomatici sul totale dei cittadini in isolamento. IL BOLLETTINO INTEGRALE DI OGGI

 

Tamponi dal medico di base

«La fase di testing va avanti con non poche difficoltà: troviamo positivi e dobbiamo testare tutti i contatti. Ogni positivo solo altre 20 persone da testare. Noi vogliamo continuare però con i test e il tracciamento, se tutti i medici di base si occuperanno di fare i tamponi pazienti che ne hanno bisogno, a quel punto spariranno el code per i test. L'accordo sarà nazionale, non più su base volontaria per i medici. E' una riforma straordinaria, noi a quel punto avremo risolto tutto il tema della fase di testing e della sorveglianza. Chiaramente tutto il piano di Sanità pubblica resta comunque in piedi». 

 

Covid c'è ma non emergenza sanitaria in Veneto

«Il virus c'è, va affrontato per quello che è: per noi l'emergenza sanitaria non c'è. Non in Veneto. Ma se gli ospedali vengono intasati dai pazienti Covid poi non possiamo più curare gli altri pazienti e il sistema sanitario va in tilt», ha spiegato Zaia.

 

Il lockdown funziona?

«Credere di bloccare la diffusione di un virus con un interruttore on-off è un'illusione. Anche il lockdown funziona solo nei paesi dove una democrazia non c'è. Dove non si esce proprio», ha affermato ancora il governatore.

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Scuole, Dad al 75% in Veneto

«Scuole, ho firmato l'ordinanza per la chiusura al 75% - ha ancora annunciato Luca Zaia - . Dal 28 ottobre fino al 24 novembre le scuole superiori statali e paritarie adottano la didattica a distanza con criteri di rotazione fra le classi. La Dad deve essere utilizzata per non meno del 75%. Vale questa norma per circa 200mila ragazzi. Le matricole, quelli dei primi anni delle superiori, potrebbero essere tenuti a scuola, ma saranno i dirigenti scolastici a decidere, ho fiducia in loro. Sempre garantita la didattica in presenza agli alunni con disabilità certificata».

 

Zaia e il Dpcm

«Inutile che vi dica la mia posizione e quella delle Regioni - ha esordito il governatore del Veneto in merito al confronto con Roma sulle nuove misure nazionali adottate per contenere la pandemia -. Abbiamo discusso per 4 - 5 ore in videoconferenza. Io ho portato subito le ragioni di una comunità che sta cercando di gestire per bene la pandemia da Covid. Io ho posto una questione che volevo affrontare nell'ordinanza che avevamo preparato: insistere di più sul contrasto agli assembramenti nelle aree pubbliche, piazze e zone di passeggio, e poi insistere ancora sull'obbligo di mascherine e dispositivi di protezione, e poi il tema delle scuole, per diminuire la pressione demografica (nell'ordinanza avevamo scritto 50% a scuola e 50% a casa). Avevo posto la questione dei tamponi dai medici di base, e quest'ultima è andata avanti». La delusione c'è e Zaia non la nasconde: il Governo sembra aver interpellato le Regioni ma a decisione già presa e insistendo su misure e target sbagliati: il problema vero. ha ripetuto più volte il governatore durante la diretta, non sono tanto bar, ristoranti e palestre, quanto i luoghi di assembramento dove le regole non vengono rispettate.

 

Imprenditori trattati da untori

«Sulla limitazione delle attività produttive: molte rischieranno  di non riaprire più, e hanno rispettato in maniera ossequiosa le regole, non ci sono stati focolai o comportamenti delinquenziali da parte degli imprenditori. Questi imprenditori hanno creato produzione, lavoro, hanno reso ricco questo paese avendo il coraggio di investire e poi adeguarsi alle linee guida. A me non risulta che dentro ristoranti e palestre ci siano stati grandi focolai e diffusioni del virus. Oggi questi imprenditori sono trattati come untori - ha affermato Zaia -. Faccio appello al Governo perché riveda questo provvedimento. Tutti i sacrifici dei veneti, credevo dovessero essere riconosciuti: si chiudono invece le realtà controllate. Penso anche al mondo dello sport, delle palestre. Se potessi metterei subito la chiusura alle ore 24, ma possono farlo le Regioni a statuto speciali, non quelle a statuto ordinario. I veneti vogliono lavorare, non avere contributi. Il nostro problema, dai dati che abbiamo, non sono i ristoranti o le palestre ma gli assembramenti».

«L'ordinanza della Provincia di Bolzano? Loro hanno l'autonomia». Lo ha sottolineato il presidente del Veneto, Luca Zaia. Sulla possibilità di deroghe al Dpcm da parte della Regione «stiamo verificando - ha aggiunto - anche questo aspetto dal punto di vista giuridico, ma per le Regioni a Statuto ordinario la norma è inclemente. Il Governo abbia il coraggio di dare alle Regioni la facoltà di decidere in base ai piani di sanità pubblica», ha concluso.

 

Regioni con le mani legate

L'avvocato Botteon spiega cosa possono fare i presidenti regionali. «La Regione non può procedere con una ordinanza ampliativa rispetto al Dpcm, il decreto del 7 ottobre ha escluso questa possibilità. Il Dpcm non prevede questa possibilità per la somministrazione di bevande e alimenti, anzi, dice che l'attività resa legittima dalle 5 alle 18 può essere casomai eliminata su provvedimento del presidente della Regione ma non, anche in questo caso, ampliata».

 

Sci, impianti chiusi

«Che senso ha lanciare l'allarme dello sport invernale, della stagione, quando il Dpcm varrà fino a novembre. Mettetevi nei panni di un turista: perché dovrebbe prenotare?», si è chiesto il governatore.

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Centri commerciali

«Io sono rimasto interdetto - ha affermato Zaia - nel vedere che sono andati a pensare a bar e ristoranti senza toccare i centri commerciali, che rispetto agli assembramenti sono il problema reale, con tutto rispetto per gli operatori del settore».

 

Dpcm "politico" e "fondamentalista"

«Le mie posizioni non si basano su opinioni politiche, ma su dati di oggettività. In questo Dpcm su 20 pagine c'è già una contraddizione: perché il ristorante crea complicazione e il museo no? Questa è una scelta politica, sia chiaro,e  io non sono contro i musei. Se la scelta fosse epidemiologica questo non ci sarebbe. Questi hanno fatto i radicali nell'applicare tutte le indicazioni del comitato tecnico scientifico, è un approccio, passatemi il termine, un po' "fondamentalista"», ha sottolineato Zaia.

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Dpcm è anticamera coprifuoco

«Questo Dpcm è l'anticamera di un coprifuoco - ha osservato il presidente -. Io sono convinto comunque che queste misure non modificheranno le curve del contagio. Il virus c'è, noi troviamo tanti casi perché facciamo tanti tamponi. Le fiere, per esempio, prime sono state garantite quelle internazionali e nazionali, adesso hanno deciso di chiuderle tutte: cosa è cambiato in 6 giorni? Avevamo dato rasscurazioni una settimana prima e poi è stata cambiata idea. Che immagine diamo come Paese?».

 

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Ultimo aggiornamento: Lunedì 26 Ottobre 2020, 16:17
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