Vallanzasca chiede la libertà condizionale. «È cambiato, il carcere non serve più»

Vallanzasca chiede la libertà condizionale. «È cambiato, il carcere non serve più»

Renato Vallanzasca, può uscire dal carcere in libertà vigilata perchè sarebbe profondamente cambiato e un'ulteriore detenzione sarebbe inutile. Il  'Bel Renè', così era stato ribattezzato, protagonista della
mala che tra gli anni '70 e '80 terrorizzo Milano, condannato a 4 ergastoli e 296 anni di carcere, ha avuto  secondo l'equipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate un «cambiamento profondo intellettuale ed emotivo», e dunque si ritiene che «possa essere ammesso alla liberazione condizionale», ossia possa concludere la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata. La relazione è contenuta nella richiesta di scarcerazione depositata dalla difesa di Vallanzasca al Tribunale di Sorveglianza che deve decidere.  Il cambiamento di Vallanzasca, scrive Massimo Parisi, direttore dell'equipe del carcere, «evidenziato anche dall'anonimato degli ultimi anni (non ha consentito nessuna intervista), appare di un livello tale (tenuto conto della persona, della sua storia e del contesto) che non potrebbe progredire con altra detenzione, che potrebbe, di fatto, al contrario sollecitare una nuova chiusura dello stesso». Si tratta, si legge nella relazione, «di un cambiamento profondo,  frutto di una sofferenza che, seppur non evidenziata, nei colloqui con gli operatori che da anni lo seguono, sa emergere in modo autentico e non sovrastrutturata».



Gli operatori di Bollate «prendono atto che dopo una revoca» della semilibertà per una condanna per rapina impropria (semilibertà chiesta di nuovo in subordine rispetto alla liberazione condizionale dal legale Davide Steccanella) «ipotizzare una misura più ampia di quella revocata», ossia la liberazione condizionale (la pena si sconta fuori dal carcere e non si rientra a dormire in cella) «potrebbe sembrare un anomalia trattamentale». Anche alla luce «del principio dell' individualizzazione del trattamento, non si riesce a cogliere», però, a detta degli operatori, «la percorribilità/sostenibilità di un percorso graduale (esempio permessi, lavoro all'esterno, semilibertà) che, tenuto conto dei tempi e dell'età del soggetto, rischia, di fatto di essere irrealizzabile». Secondo il carcere, dunque, ci sono «le condizioni di sostenere un ulteriore sviluppo del percorso del soggetto, ravvisando anche un adeguato livello di ravvedimento, tenuto conto del percorso di mediazione penale, vista la rete esterna (lavoro, volontariato, affetti)» e si ritiene «che il soggetto possa essere ammesso alla liberazione condizionale (o in subordine alla semilibertà)». La decisione, dopo l'udienza di oggi, spetterà ai giudici della Sorveglianza (presidente Corti, relatore Gambitta).

Martedì 17 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:09
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1 di 1 commenti presenti
2018-04-17 14:04:20
Sbagliato uno che uccide merita di stare in carcere troppo comodo togliere la vita alle persone e poi cambiare
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