Bulli? MaBasta! Chat e il 'bulliziotto' in classe, ecco il modello vincente di Mirko

Bulli? MaBasta! Chat e il 'bulliziotto' in classe, ecco il modello vincente di Mirko

Paolo Travisi
Mirko Cazzato ha un obiettivo: sconfiggere ogni forma di bullismo. Aveva 14 anni quando, insieme ai compagni di classe del liceo Costa di Lecce, nel 2016 ha fondato MaBasta, movimento antibullismo studentesco. Cinque anni dopo, il suo impegno si è trasformato in un lavoro a tempo pieno.
Perché ha fondato MaBasta?
«Al primo anno delle Superiori, leggemmo sui social del suicidio di una ragazza di Pordenone, vittima di bullismo. Gli insegnanti ci spinsero a fare qualcosa di concreto».
Cosa?
«Abbiamo creato il Modello MaBasta, azioni pratiche che rendono protagonisti i ragazzi. Eleggere un professore per ogni classe con cui rapportarsi, quindi il Maba-Test, un questionario anonimo che permette ai ragazzi di raccontare ciò che succede ed ai prof di conoscere i problemi. Poi l'azione principale: la scelta del bulliziotto, cioè uno studente dedicato ad accorgersi di casi di bullismo tra i compagni. Se circola una foto su WhatsApp, il bulliziotto interviene con i compagni e mette con le spalle al muro il neo-bullo. Crediamo che i ragazzi siano quelli in grado di risolvere il problema».
C'è un sito web dove segnalare casi di bullismo?
«Si, il DAD su mabasta.org, il centro di ascolto digitale gestito da noi ragazzi, per accogliere ogni genere di segnalazione di casi di bullismo e cyberbullismo. Noi le giriamo alla dirigente della scuola o agli psicologi per risolvere il problema».
Al bullo cosa accade?
«Chi si comporta in questo modo ha per forza dei problemi in famiglia, psicologici, difficoltà a relazionarsi, quindi vanno aiutati anche loro, facendogli capire che sta sbagliando».
Quante scuole hanno aderito?
«Duecento scuole in tutta Italia, dove andiamo per fare formazione. Sul sito abbiamo lanciato un crowfunding, con soli 5 euro si aiutano due possibili vittime di bullismo».
Un caso che siete riusciti a risolvere?
«Alcuni insegnanti erano scettici sul nostro modello. Ma un mese dopo ci hanno contattato perché avevano risolto un caso grave, un ragazzo a cui venivano rubati soldi, merenda ed era schernito di insulti su Whatsapp».
Lei è il solo italiano tra i 50 finalisti al mondo del Global Student Prize, una sorta di Nobel per gli studenti che si impegnano nel sociale. Emozionato?
«Sono fiero di rappresentare l'Italia. Se a novembre vincessi i 100 mila dollari in palio, li investirò tutti in MaBasta».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 14 Ottobre 2021, 08:27
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