Giorgia Meloni nel suo libro: Il mio Papa è Giovanni Paolo Secondo

Giorgia Meloni nel suo libro: Il mio Papa è Giovanni Paolo Secondo

"Io sono Giorgia" è il nuovo libro di Giorgia Meloni, edito da Rizzoli. Il volume della leader di Fratelli d'Italia sarà in libreria con il suo volume proprio domani. Leggo.it è in grado, grazie alla casa editrice Rizzoli, di anticiapre un brano del libro. 

 

In queste righe Meloni racconta il proprio rapporto con la religione e soprattuto con quello che definisce il "suo Papa", ovvero Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla. Wojtyla fu eletto nel 1978, un anno dopo la nascita della Meloni, ed è rimasto "in carica" fino al 2005, quando è morto. Un Papa che ha segnato un'epoca e che per una generazione è stato un punto di riferimento sempre presente. Meloni racconta il privilegio che ha avuto da consigliera provinciale nel conoscerlo personalmente, e di aver visto con i proprio occhi, anno dopo anno, come la malattia abbia attaccato il fisico di Giovanni Paolo II, senza fiaccarne la forza spirituale, il carisma e la dignità. 

 

 

«È stato un altro grandissimo uomo, un santo, ad avvicinarmi con semplicità, e con il suo potentissimo esempio, a Dio: Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyła. Il più grande pontefice dell’era moderna e il più grande statista di tutto il Novecento. Ma anche di più. Si dice che sia impossibile comprendere il valore di qualcosa che abbiamo fin quando non lo perdiamo. Papa Giovanni Paolo II fu eletto nel 1978, un anno dopo la mia nascita. Quando morì, nel 2005, io avevo ventotto anni. E in quei quasi trent’anni di vita lui era stato lì. Fu come se mancasse di nuovo mio nonno, perché lui, semplicemente, c’era sempre stato.

 

Santo e umanissimo, con la sua costante presenza si era imposto nella mia esistenza come fosse uno di famiglia. Quando la sua vita terrena si spense, fu naturale per me andare in piazza San Pietro a rendergli l’ultimo omaggio. Piangevo come mai mi è capitato di fare per qualcuno con cui non avessi un rapporto umano consolidato. Certo, avevo avuto il privilegio di incontrarlo, per ben quattro volte. Era tradizione, al tempo, che i primi giorni dell’anno il pontefice incontrasse gli eletti della capitale a tutti i livelli. Consiglieri comunali, provinciali e regionali. Io, come ho raccontato, ero stata eletta alla Provincia a ventun anni, e non ho mai mancato quegli appuntamenti, come è ovvio che fosse. Ricordo che il primo anno il cerimoniale mi scambiò per la figlia di un consigliere e mi sbarrò l’ingresso sostenendo che i familiari non erano ammessi. Servirono le rassicurazioni dei colleghi per consentirmi di entrare e partecipare all’udienza. Quando fu il mio turno sorrise con quell’espressione forte e compassionevole insieme, e disse: «La più giovane del consiglio». Fu semplice ed elettrizzante.

 

In quei cinque anni ho avuto il privilegio, e il dolore, di toccare con mano la progressione della sua malattia. Anno dopo anno lo piegava sempre di più, ma allo stesso tempo la sua dignità diventava più luminosa. Decise che la sua pena sarebbe stata un insegnamento, e non poteva prevederlo ma quella capacità di affrontare la sofferenza, ai nostri occhi, lo ha incredibilmente avvicinato alla figura di Cristo, nell’eroismo di accettare fino in fondo il proprio destino. Il suo messaggio era potente come quello di papa Benedetto XVI, ma più facile alla divulgazione, e la sua umanità era incisiva come quella di papa Francesco, ma più coerente con il sentimento diffuso dei cristiani.

 

Io ho seguito ogni pontefice, ma non con lo stesso trasporto. Sarà anche l’età, e la consapevolezza che si porta dietro, ma benché sia cattolica e non mi sia mai permessa di criticare un pontefice, ammetto che non sempre ho compreso papa Francesco. A volte mi sono sentita una pecorella smarrita, e spero un giorno di avere il privilegio di poter parlare con lui, perché sono certa che i suoi occhi grandi e le sue parole dirette riusciranno a dare un senso a quello che non comprendo. Vedo troppi atei che lo osannano e troppi fedeli confusi, e sono certa ci sia una spiegazione che io non riesco ad afferrare».

 

Per gentile concessione di Rizzoli


Ultimo aggiornamento: Lunedì 10 Maggio 2021, 16:55
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