Il virologo Silvestri: «Pochissimi rischi da bimbi asintomatici. Calo del virus rallenta, occhio ai dati di domani»

Il virologo Silvestri: «Pochissimi rischi da bimbi asintomatici. Calo del virus rallenta, occhio ai dati di domani»

di Domenico Zurlo
Continuano le Pillole di ottimismo del virologo Guido Silvestri, che ogni giorno pubblica sulla sua pagina Facebook il punto sulla situazione della pandemia di coronavirus. Ma stavolta lo scienziato, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta è più cauto sui numeri perché «la discesa di questi numeri è un po' rallentata: potrebbe essere semplicemente l'effetto weekend, ma guardiamo ai numeri di domani e dopodomani con grande attenzione», scrive il virologo italiano.

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«Anche oggi scende il numero totale dei ricoverati in terapia intensiva per Covid-19 in Italia (da 286 a 282, e siamo ormai al 6.9% del valore di picco). Scende anche il numero dei ricoveri ospedalieri totali (da 4.864 a 4.729, quindi di altre 135 unità) mentre i casi attivi totali scendono da 35.262 a 34.730, quindi di altre 532 unità», le sue parole.

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SU SCUOLE, BAMBINI E RAGAZZI Silvestri ha poi parlato delle scuole e dell'argomento, che ha diviso scienziati e pediatri, della contagiosità dei bambini e dei ragazzi, i meno colpiti dal virus in questi mesi a differenza di adulti e soprattutto anziani. «Gli studi sulla possibilità di infettarsi e di trasmettere l’infezione da SARS-CoV-2 da parte dei bambini e ragazzi sono ancora in evoluzione in tutto il mondo sebbene sia ormai noto che essi rappresentino una percentuale molto bassa dei casi documentati di COVID-19», scrive il virologo. «Le revisioni sistematiche condotte finora sono rassicuranti e suggeriscono che i bambini asintomatici trasmettano l’infezione con bassissima probabilità e che l’efficacia della chiusura delle scuole nel contenimento del contagio durante epidemie pregresse da Coronavirus (SARS, MERS) e in quella da SARS-CoV-2 è molto bassa».

«Recentemente è stato condotto uno studio, diretto dal Prof. Robert Cohen, infettivologo pediatrico presso l’ospedale di Créteil e vicepresidente della Società pediatrica francese nella regione di Parigi, da 27 pediatri di città su 605 bambini, molti dei quali di età inferiore agli 11 anni e con o senza sintomi. Cohen ha affermato che ora “sappiamo che i bambini sono meno portatori, sono meno contagiati”, sottolineando inoltre che i bambini sono meno pericolosi per i loro nonni rispetto ai loro genitori», continua Silvestri. «“In una regione fortemente colpita dall’epidemia come la regione dell’Ile de France, pochissimi bambini (1,8%) sono risultati positivi” al test virologico, scrivono gli autori. “Ma il tasso di bambini che sono risultati positivi al test sierologico è risultato più alto“, con il 10,7%. Dei 65 bambini che sono risultati positivi, l’87,3% aveva avuto un contatto confermato o sospetto con il Covid-19 in famiglia, di solito un adulto».

«Di fatto, il numero di fratelli e sorelle nella famiglia non ha aumentato significativamente la probabilità di un risultato positivo al test virologico o sierologico, notano gli autori. Lo studio certamente ha dei limiti, sottolinea Cohen, come la probabile sopravvalutazione del contagio all’interno della famiglia a causa del lockdown ben rispettato in Francia e la possibile sovrarappresentazione delle famiglie già colpite da Covid-19 “più propense a consultare un medico e ad accettare di partecipare allo studio”. Il rischio comunque non è nullo, l’evidenza scientifica sta evolvendo velocemente e bisogna tenere conto delle paure di insegnanti e personale scolastico. Allo stato attuale delle evidenze scientifiche, risulta dunque fondamentale che gli stati si dotino di un piano che possa evolvere con l’andamento degli studi su Covid-19 e bambini e che sia flessibile, capace cioè di adattarsi velocemente alle nuove conoscenze e agli eventi».
 

Ultimo aggiornamento: Martedì 9 Giugno 2020, 10:21
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