Carceri, non solo droni: anche telefonini «sparati in cella» con fucili ad aria compressa

Carceri, non solo droni: anche telefonini «sparati in cella» con fucili ad aria compressa

«Nel 2020 nelle carceri italiane sono stati rinvenuti 1.761 telefoni cellulari»

Sempre più fantasiosi gli espedienti usati per portare telefoni cellulari ai detenuti dentro il carcere. Dopo i droni l'ultima novità sono i fucili ad aria compressa che riescono a "sparare" i mini telefoni direttamente nelle celle. A denunciarlo è Aldo Di Giacomo segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria (S.PP.). «Da qualche tempo c’è il sistema dei fucili o pistole ad aria compressa, come quelli dei bambini ma potenziati e modificati, in grado di sparare il mini telefono cellulare direttamente in cella da distanze considerevoli. Come per i droni - sottolinea Di Giacomo - siamo stati per primi a segnalarlo, inascoltati sino a quando il fenomeno è esploso in maniera esponenziale. Non vorremmo che accadesse lo stesso adesso con le armi ad aria compressa».

 

Leggi anche > Va a fare il tampone ma rimane incastrato nel naso. I medici: «È la prima volta che succede»

 

«È il caso di ricordare che nel 2020 nelle carceri italiane sono stati rinvenuti 1.761 telefoni cellulari. Erano stati 1.206 nel 2019 e 394 nel 2018. Solo una piccola parte arriva attraverso droni contro i quali non credo serva a molto la “schermatura” delle carceri come pure qualcuno ha proposto tenuto conto che come è stato accertato la “consegna” avviene in tanti altri modi, tra i quali quello dell’arma ad aria compressa che ha trovato già diversi casi. La disponibilità di un telefono cellulare durante il periodo di detenzione - aggiunge Di Giacomo - è funzionale a obiettivi criminali e a coltivare la supremazia nell'ambito dei rapporti carcerari. Servono pene più severe perché chi introduce il cellulare se la cava con una sanzione amministrativa o con pene irrisorie e chi lo usa non ha nulla da perdere. Sarebbe sufficiente innalzare nel minimo a quattro anni la pena in modo da disincentivare seriamente il fenomeno».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 27 Ottobre 2021, 22:22
© RIPRODUZIONE RISERVATA