Covid, centomila vittime: una strage come in guerra. Un anno fa l'inizio del lockdown
di Mario Fabbroni

Covid, centomila vittime: una strage come in guerra. Un anno fa l'inizio del lockdown

Centomila morti. Un numero difficile da immaginare quando, esattamente il 9 marzo di un anno fa, l'Italia scopriva con sgomento il significato pratico della parola lockdown.
Eppure l'avevano detto in alcune proiezioni: il virus in Italia farà presto centomila morti. Ma chi poteva capire che sarebbe accaduto davvero? Uno dopo l'altro, centomila corpi viventi sono spariti dalle piazze, dai negozi, dagli affetti di tutti i giorni. «Ce la faremo, andrà tutto bene», si cantava sui balconi di una nazione che non era mai stata confinata nelle quattro mura di casa.

 

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Invece non è andata bene, almeno finora. Quei centomila morti vorrebbero urlarlo, ma non possono. Il Covid non è una malattia normale: ha rubato centomila persone, soprattutto anziani, che non sarebbero morte in così poco tempo e tutte per lo stesso motivo. Rubata pure la dignità dell'ultimo, estremo saluto. Si muore da soli in terapia intensiva, attaccati all'ossigeno che non salva, si esce in bare sigillate, i corpi vengono cremati.


Adriano Trevisan, 78 anni, sembrava avesse l'influenza. Fu ricoverato all'ospedale di Schiavonia (Padova) a metà febbraio: morì in soli 10 giorni, al cospetto di medici atterriti perché non riuscivano a comprenderne le cause. È diventato il primo decesso accertato di coronavirus.


Poi la commozione popolare per i carri dell'Esercito in fila all'uscita dal cimitero di Bergamo, città martoriata, zeppi di cadaveri infetti. Oggi i numeri della pandemia sembra spaventino di meno, dovrebbe essere esattamente il contrario. Centomila morti. Soprattutto i medici e gli infermieri sono caduti come in una guerra. Hanno anche imparato tante cose. Però il virus muta e diventa più aggressivo, nonostante i vaccini. Ieri quasi 14mila nuovi contagiati e 318 perdite definitive. A Brescia, nuovo epicentro della paura, le terapie intensive sono piene al 90% e sono stati sospesi tutti gli interventi chirurgici non indispensabili.


I morti non si fermano. È come se ogni giorno cadesse un Boeing 747 pieno di passeggeri. Mai un superstite, in media 300 vite sconfitte ogni 24 ore. Pensavamo che esperienze simili ci fossero precluse nel nostro mondo comodo e individuale, invece il film tragico è quello quotidiano in cui nessuno riesce più a trovare la bussola.
Quei morti non si dimenticheranno facilmente: nessuno è stato salutato come si deve, il rimorso e la sventura sono i sentimenti più ricorrenti tra i vivi che sperano di salvarsi e di sciogliersi finalmente in un abbraccio liberatorio.
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Ultimo aggiornamento: Martedì 9 Marzo 2021, 08:07
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