Coronavirus, Istat choc: «Crisi mai vista, è peggio che nel 2008». I dati economici di marzo: ferma un’azienda su due
di Giammarco Oberto

Coronavirus, Istat choc: «Crisi mai vista, è peggio che nel 2008». I dati economici di marzo: ferma un’azienda su due

La crisi del 2008? Nulla in confronto a quella innescata dall’emergenza coronavirus. «Questa è una crisi senza precedenti» mette nero su bianco l’Istat nella sua nota mensile sull’andamento dell’economia relativa al mese di marzo. «Lo scenario internazionale è dominato dall’emergenza sanitaria. Le necessarie misure di contenimento del Covid-19 stanno causando uno shock generalizzato, senza precedenti storici, che coinvolge sia l’offerta sia la domanda. La rapida evoluzione della pandemia rende difficile rilevare l’intensità degli effetti sull’economia reale con gli indicatori congiunturali la cui diffusione avviene con un ritardo fisiologico rispetto al mese di riferimento».
 

 

Anche se le misure anti-virus saranno limitate nel tempo e ristrette ad alcuni settori, avranno un effetto forte e diffuso sull’intero sistema. Già in questo momento, la chiusura totale o parziale delle ultime settimane imitazione delle attività coinvolge il 34% della produzione e il 27,1% del valore aggiunto. Sono 2,2 milioni le aziende ferme (il 49% del totale, il 65% nel caso delle imprese esportatrici), con un’occupazione di 7,4 milioni di addetti (44,3%) di cui 4,9 milioni di dipendenti (il 42,1%). Una fotografia devastante dell’economia italiana, che oltretutto prende in esame solo il primo mese di blocco. Il lockdown delle attività produttive - spiega l’Istituto di statistica - ha amplificato le preoccupazioni e i disagi derivanti dall’emergenza sanitaria, generando un crollo della fiducia di consumatori e imprese».

Difficile predire l’evoluzione della crisi, secondo l’Istat. Che invece delinea due scenari in base a quando comincerà la Fase 2: la limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile determinerebbe, su base annua, una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%. Se invece le misure restrittive fossero estese anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi sarebbe pari a un catastrofico 9,9%, «con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%».

Le abitudini di consumo degli italiani del resto sono già cambiate. Già a febbraio, all’inizio della pandemia, c’è stato un boom degli acquisti di alimentari nei supermercati e del commercio online. L’aumento più significativo a livello tendenziale delle vendite è stato registrato dalla grande distribuzione, in crescita dell’8,4%, e il segmento degli alimentari è salito del +9,9% rispetto a un anno prima.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 8 Aprile 2020, 08:55
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