Casa Salvatore, dalla disabilità a una vita piena

di Silvia Natella
Il Dopo di Noi è un tema che negli ultimi anni ha portato alla luce le difficoltà di milioni di persone disabili e delle loro famiglie. Il futuro è motivo di preoccupazione perché i genitori non sanno che sarà dei figli dopo la loro morte. Casa Salvatore, nel quartiere Salario della Capitale, è una casa famiglia gestita dalla cooperativa Spes Contra Spem che ospita da anni sei persone con tipologie e gradi diversi di disabilità. Alcuni non hanno più una madre o un padre che possa occuparsi di loro, ma hanno imparato a convivere e a sentirsi parte di una grande famiglia. Alessandro, Anna, Elio, Patrizia, Pino e Roberto sanno bene che l'accoglienza e l'integrazione sono dei valori cardine nella loro casa. 

Ogni ospite ha una storia da raccontare e un modo per affrontare la quotidianità insieme agli altri, ma non è stato semplice traslocare e abbandonare le proprie abitudini. «Non ci volevo venire, avevo paura, perché non sopporto bene i cambiamenti», ci racconta Pino seduto sul divano del salotto. Nello sguardo di chi cerca nella memoria un ricordo, c'è anche la voglia di parlare e di condividere i momenti più importanti della vita con dei perfetti sconosciuti. «Prima di venire qui - aggiunge Patrizia - sono stata 12 anni dalle suore. Non sapevo cosa avrei trovato, ma ora sono contenta perché ci sono tante persone dolci con me»

«C'è un'equipe di operatori sociosanitari che si prende cura h24 delle persone che vivono qui dentro. - spiega il responsabile Marco Coletta - L'idea è che, come per ogni persona, anche i disabili possano allontanarsi dal nucleo familiare per andare a vivere da soli». «Abbiamo compiti a 360 gradi, dall'assistenza alla persona all'accompagnamento, e lavoriamo per obiettivi in base alle autonomie di ognuno», racconta uno degli operatori. A Casa Salvatore, infatti, si impara a essere il più indipendenti possibile per integrarsi e vivere una vita piena. Tante le attività ricreative, dal teatro alla musicoterapia, ma anche le cene in compagnia dei volontari e dei nuovi amici. Un modo per stare insieme e per conoscere il quartiere. «Il messaggio che vogliamo mandare - conclude Coletta - è che ognuno all'interno della comunità può farsi carico di un pezzettino delle difficoltà dei membri più fragili della società». Basta poco per sentirsi parte di questa famiglia e dimenticare per qualche ora routine e problemi. Donare il proprio tempo arricchisce perché l'incontro con l'altro, così inaspettato e senza filtri, resta impresso nella mente. «Si riceve molto di più di quello che si dà», sottolinea uno dei volontari. 

Casa Salvatore è un luogo di ritrovo, ma anche uno spunto di riflessione sul Dopo di Noi. Diversi passi in avanti sono stati fatti per trovare una soluzione, tra i quali la Legge 112 del 2016, approvata con lo stanziamento di un fondo abbastanza sostanzioso. Un’opportunità che rischia, però, di andare persa per due motivi: la mancanza di adeguata informazione verso i cittadini e l’impreparazione di alcune regioni ed enti locali, che devono attrezzarsi per mettere in atto le misure previste dalla legge. 
 
Venerdì 14 Dicembre 2018, 15:08
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