Allarme “Long Covid”, i medici: «Il 70% degli asintomatici accusa effetti a lungo termine mesi dopo aver contratto il virus»
di Enrico Chillè

Allarme “Long Covid”, i medici: «Il 70% degli asintomatici accusa effetti a lungo termine mesi dopo aver contratto il virus»

Perdita o alterazione cronica di gusto e olfatto, dolori muscolari, spossatezza, persino congiuntiviti e problemi neurologici di varia natura: sono solo alcuni tra i più comuni sintomi del 'Long Covid', il nome con cui vengono definiti gli effetti a lungo termine dell'infezione da coronavirus. Spesso si manifestano a diversi mesi dal contagio e c'è anche un allarme lanciato da alcuni medici e ricercatori statunitensi: «Non colpiscono solo i pazienti ricoverati, ma almeno il 70% degli asintomatici».

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Questo genere di sintomi, molti dei quali dovuti probabilmente agli effetti neurologici del virus, accomuna diverse persone contagiate dal Sars-CoV-2. Non solo chi, tra marzo e aprile, è stato così male da dover essere ricoverato, ma anche chi è risultato asintomatico (e magari ha scoperto di essere stato contagiato mesi dopo, attraverso il test sierologico) o paucisintomatico (e nella prima ondata aveva scambiato l'infezione per un raffreddore o un'influenza stagionale). In Italia, ad esempio, molti pazienti guariti si sono radunati in un gruppo Facebook, 'Noi che il Covid lo abbiamo sconfitto', oltre settemila membri. Qui vengono scambiate non solo informazioni sui sintomi a lungo termine, ma anche suggerimenti preziosi per chi in questo momento è positivo al tampone e deve affrontare non solo l'isolamento, ma anche e soprattutto il timore di ammalarsi in modo grave.

Come fanno sapere a Leggo fonti del Papa Giovanni XXIII, nell'ospedale di Bergamo è in corso un follow-up sui pazienti che da febbraio ad aprile erano stati ricoverati. Molti di loro infatti accusano sintomi a lungo termine e c'è chi non riesce più a consumare determinati alimenti, a causa di una grave alterazione del gusto, ma anche chi, pur avendo da sempre uno stile di vita sano e facendo sport, non riesce a tornare ai ritmi precedenti all'infezione. Gli effetti sono ancora in corso di studio e servirà ancora del tempo per giungere alle prime conclusioni sui pazienti lombardi, ma ci sono ricerche analoghe in diverse parti del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti.

Sonia Villapol, dottoressa e ricercatrice spagnola che lavora allo Houston Medical Institute, è tra le prime a lanciare l'allarme sul 'Long Covid' e sui suoi effetti anche sugli asintomatici. «Occorre distinguere tra gli effetti a breve e a lungo termine. Non sappiamo se il fattore etnico può incidere, negli Stati Uniti il Covid-19 ha colpito più duramente gli afroamericani e gli ispanici, quello che non sappiamo è se questo sia dovuto a ragioni socioeconomiche o anche biologiche. Abbiamo studiato i dati arrivati dall'Italia durante la prima ondata e abbiamo scoperto che la risposta infiammatoria nella popolazione mediterranea era più forte rispetto a quella anglosassone per via di una serie di proteine. Inoltre, la popolazione Usa presenta alti tassi di persone obese o diabetiche, che come sappiamo bene, aumentano la gravità della malattia» - spiega la dottoressa Villapol a El Confidencial - «Sappiamo ancora molto poco dei danni neurologici causati dal virus, ma sappiamo che i recettori di entrata del virus nelle cellule non sono presenti solo nel sistema respiratorio, ma anche nel cervello. La perdita di gusto e olfatto sono chiaramente relazionati al sistema nervoso, così come la perdita di memoria e di orientamento accusate dai pazienti ricoverati in terapia intensiva».

 

La ricercatrice spagnola che lavora in Texas ammette che per dei risultati certi servirà ancora tempo: «Sia tra i pazienti ricoverati che tra gli asintomatici, ci sono effetti a breve termine come mal di testa e mancanza di concentrazione. Sono effetti temporanei, ma non sappiamo se possono scaturirne altri in futuro. Senza contare effetti ben più gravi, che coinvolgono il sistema circolatorio, come ictus e malattie degenerative, dal Parkinson all'Alzheimer. Per ottenere delle risposte dovremo seguire in futuro tutti i pazienti, ci vorranno cinque o sei anni. Tra le autopsie che abbiamo realizzato sui pazienti Covid, metà hanno permesso di accertare una 'neuroinvasione', con effetti gravi sui neuroni, ma anche perdita delle mielina, la sostanza che protegge gli assoni dei neuroni e che protegge tutte le connessioni. Ci sono stati anche pazienti guariti che però hanno accusato problemi in varie aree del cervello, con la riduzione di materia grigia. Una cosa è certa: c'è chi si è ripreso al 100% e chi invece avrà conseguenze a lungo termine, forse per tutta la vita. I nostri studi dovranno permettere di calcolare una percentuale tra i vari pazienti contagiati e guariti».

 


Ultimo aggiornamento: Domenica 25 Ottobre 2020, 18:17
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