Mai più bambini in carcere, una norma necessaria. Ogni diritto negato a un minorenne è una cicatrice per la democrazia

Mai più bambini in carcere è la proposta di legge del deputato Paolo Siani approvata dalla Camera dei Deputatiche, se confermata dal Senato, supererà una normativa ingiustamente punitiva verso i figli delle mamme detenute. Il provvedimento discusso nell’aula di Montecitorio prevede la collocazione presso le case-famiglia delle madri di minorenni fino agli anni 6 che hanno ricevuto una condanna penale detentiva per proteggere i bambini dalla costruzione di una immagine di sé e di una identità condizionata dall’ambiente carcerario.

 

Si tratta di una norma di diritto necessaria nel tragitto che dal 1989, data della Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo, ad oggi ci porta a considerare finalmente il minorenne non solo una espressione passiva della condizione personale e giuridica dei suoi rappresentanti legali, i genitori il più delle volte, ma un soggetto autonomo di diritto. Si tratta di una norma che restituisce dignità ed autonomia al rapporto genitoriale tra la madre ed i propri figli tutto in linea con il dettato costituzionale. E’ il rispetto dei diritti della personalità tutelati dall’art. 2 Costituzione che richiama il dovere delle Istituzioni di mettere l’essere umano e la sua dignità al centro di tutti i valori costituzionali riconoscendoli e tutelandoli. E’ il rispetto, anche, dell’art. 29 per cui la responsabilità penale è personale e “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

 

Se è dunque personale la responsabilità penale non si vede come la stessa possa essere automaticamente trasferita ad un soggetto diverso da chi ha commesso il fatto delittuoso e per il quale ha ricevuto una condanna che lo sottopone a trattamento detentivo. Dunque, nessuno può essere recluso se non viene accertata la sua colpevolezza nell’aver commesso un fatto considerato reato, a maggior ragione se si tratta di minorenni innocenti la cui sola responsabilità è di essere figli di una madre temporaneamente detenuta. L’attuale normativa che questa proposta di legge supera, sviluppa al contrario il rapporto madre e figlio dentro le carceri applicando la misura detentiva in maniera estensiva solo sulla base di un rapporto di parentela: si pone chiaramente in contrasto con i principi costituzionali che le norme citate, ma ce ne sono altre, impongono con una chiarezza cristallina.

 

Del resto è stata la stessa Ministra della Giustizia, Prof.ssa Marta Cartabia ad affermare per prima “mai più bambini in carcere” ed il suo auspicio è stato tradotto in questa misura necessaria ed ad uno stato di diritto come il nostro e che si spera abbia presto anche il si del Senato. Un provvedimento, si badi bene, che non deve essere letto in maniera fuorviante come concessione di un trattamento di favore per la madre che ha ricevuto una condanna, ma all’opposto deve essere vissuta come conquista che ci conduce fuori da un meccanismo inaccettabilmente ingiusto e che ad oggi nega i diritti fondamentali di minorenni. Ogni diritto negato ad un minorenne crea una visibile cicatrice sulla pelle del sistema democratico e genera un investimento tragicamente in perdita sulla percezione di giovani e giovanissimi esseri umani che sviluppano un rapporto conflittuale dal quale penseranno di doversi proteggere fin dalla tenera età. Per questo serve proseguire su questa strada dei diritti e del diritto.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 13 Giugno 2022, 13:07
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