Thailandia, l'allenatore orfano a 12 anni. Ek ha 'curato' i ragazzini, ma ora rischia un processo

di Domenico Zurlo
Per giorni e giorni è stato insieme ai suoi ragazzi, tenendoli calmi, fino al momento del salvataggio quando, per ultimo dopo tutti gli altri, si è immerso verso la luce. Il protagonista di questa storia si chiama Ek, ha 25 anni ed è il viceallenatore dei Wild Boars, la squadra di baby calciatori rimasta per quasi tre settimane in una grotta in Thailandia.

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Ekapol Chantawong, il suo nome completo, dopo aver salutato l’ultimo ragazzino salvato, un orfano birmano, Adul, è rimasto solo ed ha aspettato. Da un lato è stato lui a provocare l’emergenza, portando i suoi ragazzi in quella grotta: dall’altro è riuscito a tenerli calmi e tranquilli per tutto questo tempo. Per qualcuno andrebbe processato, per altri va perdonato.

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LE LETTERE I calciatori avevano fatto sapere, in brevi messaggi scritti che sono stati diffusi pochi giorni fa sulla pagina Facebook dei Navy Seals thailandesi, di stare bene. «Non preoccupatevi per me, i Navy Seal si stanno prendendo cura di noi», scriveva Panumat Saengdee, 13 anni. «Fa un po' freddo, ma non preoccupatevi. E non scordatevi della mia festa di compleanno», diceva Duangphet Promthep, anche lui 13enne. Più nostalgico Adul Sam-on, 14 anni: «Mi mancate tutti. Voglio tornare a casa». Da altri ragazzi invece richieste sul cibo una volta tornati in superficie, come pollo fritto e carne alla griglia. Da Ekkarat Wongsookchan, 14 anni, un messaggio specifico per la mamma: «Ti aiuterò a fare shopping ogni giorno una volta libero». 

L'ALLENATORE ORFANO Alcuni genitori dei bambini hanno già detto di essergli grati: «Scusatemi per aver fatto comprare ai bambini 28 dollari di merendine, di aver ignorato il divieto d’ingresso, di essere sceso a fare squadra incidendo i nostri nomi nella roccia…», aveva scritto in una lettera per i genitori, mandata in superficie dai soccorritori. «Prometto che farò del mio meglio per prendermi cura di loro. Voglio rivolgere le mie più sentite scuse ai genitori», le sue parole.

Elogiato da molti per i sacrifici a favore dei ragazzi, come il fatto che ha rinunciato alla sua parte di cibo per mantenerli forti durante gli interminabili nove giorni prima di essere individuati dai soccorritori. In quella grotta Ek, orfano di madre e padre, la cui storia ha commosso il Paese e non solo, ha insegnato ai ragazzini a salvarsi con la meditazione, per evitare l’ansia e non pensare alla fame: ora, dopo il salvataggio, è in ospedale. In attesa di conoscere il suo destino.
Mercoledì 11 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 14:55
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