Brexit, i laburisti chiedono un referendum confermativo. E Theresa May potrebbe dimettersi

Brexit, i laburisti chiedono un referendum confermativo. E Theresa May potrebbe dimettersi
I laburisti sono pronti a ordinare ai propri parlamentari di votare a favore di un referendum "confermativo" sulla Brexit. La mozione, presentata a nome dell'ex segretario agli esteri, Dame Margaret Beckett, richiederebbe un voto pubblico prima che qualsiasi accordo con l'UE venga ratificato. La camera dei comuni voterà oggi sulle proposte alternative all'accordo negoziato dal primo ministro Theresa May con Bruxelles e già sonoramente bocciato due volte dal Parlamento. Al momento sono state presentate 16 mozioni e toccherà allo Speaker John Bercow decidere quali verranno effettivamente messe al voto.

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La votazione di questa sera permetterà una prima scrematura delle proposte che catalizzano maggiore consenso mentre lunedì prossimo si dovrebbe avere una seconda votazione per scegliere l'opzione vincente. Intanto circolano con sempre maggiore insistenza voci secondo cui Theresa May potrebbe rassegnare le dimissioni che secondo l'Evening Standard potrebbero arrivare già oggi alle 18 mentre secondo Il Guardian è probabile che un annuncio verrebbe dato solo dopo un eventuale terzo voto del Parlamento sul suo accordo. Il tema delle dimissioni appare infatti di natura strategica: la May sarebbe disposta a lasciare la guida del governo a condizione che i parlamentari approvino il suo accordo e proprio per questa ragione avrebbe poco senso annunciare le dimissioni prima del voto perchè metterebbe in cattiva luce i deputati disposti a sostenerla non per il bene ultimo della nazione ma solo a fronte di una sua uscita di scena.

La squadra della May continua intanto il pressing sui parlamentari ribelli che sino ad ora hanno votato contro il suo accordo e ci sono diversi segnali che l'operazione sta avendo qualche successo. Lo stesso Jakob Rees-Mogg, capo dell'Erg, l'ala oltranzista dei fautori della Brexit che sino ad ora ha osteggiato la May, ha ammesso di essere ora favorevole a sostenere l'accordo del primo ministro perchè pur essendo un pessimo accordo è comunque meglio di un rinvio sine die della Brexit se non addirittura della sua cancellazione. Su posizioni simili sembra essere anche l'ex ministro degli esteri Boris Johnson, che a più riprese ha cercato di proporsi come la vera alternativa di governo alla May di cui ha fortemente criticato leadership e risultati ottenuti. Ironicamente, la May sta beneficiando del risultato dell'ennesima umiliante sconfitta ricevuta lunedì sera quando il parlamento ha approvato un emendamento che toglie il controllo della Brexit al governo e la dà a Westminster.

Una vittoria che sta inducendo i fautori della Brexit a ripensare la propria strategia a fronte della prospettiva sempre più chiara di un lungo rinvio e a fronte di richieste sempre più pressanti di arrivare a un secondo referendum o quantomeno di disattivare l'articolo 50, mozione che in pochi giorni ha raccolto circa 6 milioni di firme. Per la May le cattive notizie continuano tuttavia ad arrivare dal Democratic Unionist Party, il cui supporto è fondamentale per vincere qualsiasi votazione in parlamento. Questa mattina la parlamentare europea del Dup, Diane Dodds, ha dichiarato in assemblea che il «DUP vuole lasciare la Ue in un modo ordinato ma questo accordo metterà a rischio l'integrità costituzionale ed economica del Regno Unito. Non è un prezzo che siamo disposti a pagare».
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 27 Marzo 2019, 13:54
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