Boris Johnson si dimette: «Serve un nuovo leader, rinuncio al lavoro migliore al mondo. Lascio ma non avrei voluto»

Dal Partygate allo scandalo Pincher: i motivi della crisi

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di Daniele Molteni

«Serve un nuovo leader a cui darò tutto il mio sostegno». Davanti al numero 10 di Downing Street - la storica residenza dei primi ministri britannici - arrivano le dimissioni di Boris Johnson: «Sto per rinunciare al miglior lavoro del mondo», ha aggiunto, dicendo che «nessuno è indispensabile».

Sempre Johnson: «È ora chiara la volontà dei deputati del Partito conservatore che ci sia un nuovo leader di partito e quindi un nuovo primo ministro. Sono d'accordo con Sir Graham Brady, il processo di scelta del nuovo leader dovrebbe iniziare ora». Lo ha detto il premier britannico ha spiegato che resterà a servizio del Paese «fino a quando non ci sarà un nuovo leader».

Johnson e l'Ucraina

Boris Johnson si è rivolto «al popolo ucraino» per assicurare che il Regno Unito «continuerà a sostenere l'Ucraina» con forza anche dopo la sua uscita di scena. Il discorso alla nazione ha avuto un tono assertivo e ottimista, nonostante tutto, pronunciato dinanzi a una piccola folla di ministri e funzionari tra i più fedeli, e alla first lady Carrie con cagnolino in braccio, rivendicando fra i meriti della sua premiership il ruolo di prima fila svolto al fianco di Kiev dopo l'invasione della Russia.

Johnson e la Brexit

Il premier britannico Boris Johnson si è detto «immensamente orgoglioso» di aver portato a compimento la Brexit nei suoi tre anni a capo del governo, annunciando oggi alla nazione le sue dimissioni da leader Tory, primo passo verso l'uscita da Downing Street. Johnson ha inoltre rivendicato tra i suoi meriti quello di aver fatto uscire il Paese dalle restrizioni Covid per primo in Europa, di aver portato a casa un anno di crescita economica e il record assoluto di occupazione nel Regno. Ha comunque ammesso che la maggioranza del Partito Conservatore vuole ora un altro leader e che il processo per eleggerlo inizierà domani. Ha quindi ammesso che alcuni saranno «felici» del suo addio, insistendo tuttavia a dirsi fiero, seppure rimpiangendo l'impossibilità di portare a termine altri grandi progetti del programma.

L'accordo che Johnson si è alla fine rassegnato ad accettare - sull'onda dei contraccolpi dello scandalo Pincher, l'ultimo che lo ha toccato, e delle dimissioni di massa nella sua compagine - prevede che BoJo si dimetta oggi da leader del Partito Conservatore di maggioranza, riferisce Chris Mason, political editor della Bbc, rimanendo tuttavia primo ministro ancora per un po'. Elezioni interne per la scelta di un nuovo leader Tory verrebbero infatti convocate durante l'estate, con l'idea che il vincitore o la vincitrice possa essere annunciata nelle prossime settimane e - automaticamente - subentrare poi a Johnson anche alla guida del governo britannico «in autunno».

Le ultime drammatiche 48 ore di Boris Johnson

 

Dopo una lunga notte di tormenti e resistenza, Boris Johnson è arrivato al capolinea. il  premier britannico ha ceduto e ha annunciato le sue dimissioni. La Bbc precisa che un nuovo primo ministro dovrebbe entrare in carica «in autunno». E già circolano i nomi dei possibili sostituti. In prima fila c'è quello di Liz Truss, 46 anni, ministra degli Esteri.

 

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L'accordo che Johnson si è alla fine rassegnato ad accettare, sull'onda dei contraccolpi dello scandalo Pincher, l'ultimo che lo ha toccato, e delle dimissioni di massa nella sua compagine, prevede che BoJo si dimetta oggi da leader del Partito Conservatore di maggioranza, riferisce Chris Mason, political editor della Bbc, rimanendo tuttavia primo ministro ancora per un pò, almeno fino all'autunno. Elezioni interne per la scelta di un nuovo leader Tory verrebbero infatti convocate durante l'estate, con l'idea che il vincitore o la vincitrice possa essere annunciata nelle prossime settimane e - automaticamente - subentrare poi a Johnson anche alla guida del governo britannico «in autunno». 


Gb: mezzo governo in fuga, Johnson vede il capolinea

Boris Johnson ha parlato alla Nazione poco prima delle 14 (le 13 a Londra). Prima del discorso alla nazione, Johnson ha avuto un colloquio con la regina Elisabetta.

I motivi delle dimissioni: decisivo lo scandalo Pincher

Per Johnson è stato fatale l'ultimo scandalo che lo ha coinvolto: quando sono emerse le accuse di molestie sessuali a carico di Chris Pincher, fedelissimo del premier, accusato di aver molestato sessualmente alcuni uomini, incluso un altro deputato, dopo essersi ubriacato in un "gentleman's club". Johnson ha negato di sapere di tali accuse quando lo ha nominato vice capogruppo dei Tory al Parlamento. Ma sui media è presto emerso che si trattava di una bugia. Per Johnson -  già colpito personalmente l'anno scorso da un altro scandalo, il cosiddetto Partygate - è stato un colpo troppo forte da parare. Un passo falso che è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: prima il Cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, e poi il Segretario di Stato alla Salute, Sajid Javid, due pezzi da novanta del governo, hanno rassegnato le dimissioni. Nel giro di 24 ore, altri 27 membri del governo, tra ministri, vice ministri e capi di gabinetto, ha seguito l'esempio di Sunak e Javid.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 7 Luglio 2022, 19:48
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