Melegatti, buone notizie a Pasqua: «Un milione e mezzo di colombe vendute»

Melegatti, buone notizie a Pasqua: «Un milione e mezzo di colombe vendute»

Buone notizie per la Melegatti, che a Pasqua ha centrato l'obiettivo del milione e mezzo di colombe prodotte e vendute: l'annuncio arriva direttamente dal presidente della Melegatti 1894, Giacomo Spezzapria, che ha rilevato dal fallimento l'azienda veronese insieme al padre Roberto a novembre, salvando un marchio storico dei prodotti dolciari da ricorrenza, in primis il Pandoro.

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«La Pasqua è andata secondo quanto ci eravamo prefissati: un milione di colombe prodotte con il lievito madre, che ha più di 100 anni, nello stabilimento di San Giovanni Lupatoto (Verona). Colombe che sono state vendute sul territorio nazionale, da nord a sud, in maniera uniforme», ha detto Spezzapria all'Adnkronos nel sottolineare l'importanza di aver riaperto la fabbrica da un punto di vista produttivo in occasione di Pasqua. «Abbiamo rimesso in piedi tutti gli impianti e questa è la prima vera produzione. Si tratta di una prima pietra angolare, il progetto sta andando secondo le previsioni, grazie anche ai nuovi prodotti messi in commercio che hanno un'impronta più salutistica. Tra tutti la colomba ai cereali antichi».

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Oggi l'azienda impiega 50 persone, 45 delle quali appartengono alla precedente gestione, a livello stagionale arriva a impiegare 160 operai. L'imprenditore, anche se soddisfatto dai primi risultati, guarda avanti alla prossima stagione, alla campagna di Natale. «Ci vogliamo adeguare alle nuove esigenze del mercato - spiega - mantenendo alta la qualità a base di ingredienti italiani, anche a discapito dei numeri e a beneficio dei consumatori. Inoltre, stiamo lavorando per ottenere un packaging riciclabile al 100% grazie alla sinergia che possiamo sviluppare con la nostra azienda di imballaggi alimentari, la Eriplast».

Quanto alle nuove misure per la tutela del 'marchio storico di interesse nazionale' contenute nel decreto Crescita, approvato ieri dal Cdm, Spezzapria conferma la volontà di mantenere la produzione in Italia. «L'idea di delocalizzare non è e non sarà nei nostri progetti, è contro i nostri principi, noi vogliamo puntare sul 'saper fare' italiano». «Quelle norme - prosegue - sono fatte per imprenditori che vengono a investire nel nostro Paese dall'estero. Piuttosto per aiutare gli imprenditori nel proprio territorio credo che bisognerebbe intervenire sul cuneo fiscale, oltre che su regole più snelle e agevolazioni» conclude Spezzapria. 

Venerdì 26 Aprile 2019, 11:45
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