Condivisione e connessione
di Alberto Mattiacci

Condivisione e connessione

Non ci sono dubbi che stiamo vivendo una fase straordinaria di evoluzione del capitalismo moderno.
Alcuni parlano di cambio di paradigma, un'espressione che fa sempre buona figura in ogni discorso intelligente ma che dice un po' tutto e nulla.
Quello che sta accadendo - non da oggi e che non terminerà presto- è un formidabile processo di ripensamento e rinnovamento del modo in cui gli esseri umani conducono le attività economiche. Produzione (es. le stampanti 3d), logistica (es. la carbon neutrality), distribuzione (es. il commercio elettronico), consumo e, ancora, il concetto stesso di moneta (es. le criptovalute), stanno cambiando.
La pandemia, da questo punto di vista, sembra aver impresso un'accelerazione importante alla diffusione e maturazione di molte sue manifestazioni.
Parole nuove sono entrate, prepotentemente, nel gergo dell'economia. Fra queste due: condivisione e connessione. Sono la base di una nuova dimensione dell'economia che ha molti nomi: sharing economy, peer-to-peer economy, economia collaborativa, eccetera. Se ne parla dalla fine del secolo scorso ma ora -a vent'anni di distanza- è divenuta una solida realtà, destinata a crescere e a cambiare il modo in cui viviamo. Si stima che, in Italia, abbia già superato l'1% del PIL e tutte le proiezioni concordano nel considerarla ancora all'inizio.
Case, servizi di mobilità, fashion, posti di lavoro, cibo, sono le avanguardie di un cambiamento dell'economia che scorre sotto i nostri polpastrelli e smartphone.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 12 Gennaio 2022, 11:18
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