Roma, dal 23 febbraio alla Galleria Laocoonte una mostra dedicata alle maschere: da Arlecchino a Casanova

Roma, dal 23 febbraio alla Galleria Laocoonte una mostra dedicata alle maschere: da Arlecchino a Casanova

La maschera celebrata in toto: come oggetto e per l'effetto sugli attori di teatro

Omaggio alla maschera, come simbolo della pittura. Sarà inaugurata il 23 febbraio la mostra di dipinti, disegni e sculture del ‘900 alla Galleria del Laocoonte (via Monterone 13) a Roma. Al centro della mostra, aperta fino al 30 maggio, ci sarà sia l’enigmatico oggetto della maschera, inanimato, sia la maschera indossata dall’attore interpreta i personaggi della tradizionale commedia dell’arte italiana. 

 

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Tanti i dipinti in esposizione, uno di Ugo Rossi (1906-1990), lungo quasi 4 metri, rappresenta appunto piazza San Marco a Venezia piena zeppa di gente in costumi carnevaleschi, colorati e di ogni foggia. Creata per rallegrare il bar di una di quelle navi transatlantiche di lusso che incarnarono l’ottimismo entusiasta post-bellico, quest’opera vuole rappresentare l’Italia come un paese in continua festa proprio per dimenticare gli orrori e le distruzioni del conflitto appena trascorso.

Scene veneziane, la patria per eccellenza, con maschere di carnevale erano uno dei soggetti preferiti dell’artista Umberto Brunelleschi (1879-1949), un toscano che ebbe un grande successo a Parigi come disegnatore di costumi, scenografo e illustratore di moda. Di lui abbiamo due dei suoi tipici pochoirs con corteggiamenti amorosi di coppie e uno studio per una locandina dedicata ad una festa a soggetto veneziano in maschera tenuta al Cercle de l’Union Interalliées di Parigi. In un altro acquerello egli dipinge l’autoritratto con maschera, studio per un manifesto per la prima parigina della commedia La maschera e il volto, opera oggi quasi dimenticata di Luigi Chiarelli, che ebbe un grande successo internazionale, sulla scia dell’esempio influente di Pirandello. 

Fra le tante, un’illustrazione toccante di Arlecchino portato in paradiso dagli angeli, del disegnatore Enrico Sacchetti, appartenuta al famoso attore Ettore Petrolini. Dalla stessa raccolta viene anche un acquarello di Mario Pompei (1903-1958), che del Nerone di Petrolini fu scenografo, con un casotto di burattini con pulcinella che bastona il diavolo per la gioia dei bambini. 

Direttamente ispirato dallo stesso Pirandello fu il pittore Giovanni Marchig. La sua opera più importante, Morte di un autore (1924), che raffigura un drammaturgo morto sulla sua scrivania circondato da tutti i personaggi della Commedia dell’Arte in lutto, è ora a Palazzo Pitti. Egli fu un pittore incantevole, poco conosciuto perché lasciò perdere la pittura sul finire della sua vita per diventare un rinomato restauratore di dipinti antichi, uomo di fiducia di Bernard Berenson. Oggi famoso principalmente per essere stato il proprietario del controverso disegno di Leonardo La Bella Principessa. La Galleria del Laocoonte è orgogliosa di presentare un’opera di Marchig del 1933 da poco riscoperta, il ritratto di un giovane attore vestito come Arlecchino. Egli ha il suo costume multicolore ma non indossa la maschera, non è in scena e si sta riposando con le braccia conserte. Stavolta l’enfasi è sul volto, sulla persona reale dell’attore quando non è “posseduta” dal ruolo del suo personaggio. 

E ancora, dalla Venezia del Settecento, arriva Casanova. Il famoso seduttore veneziano viene raffigurato mascherato, con una marionetta in ciascuna mano. È infatti l’elegante disegno preparatorio per la copertina dell’opera teatrale Il matrimonio di Casanova (1910), dove l’eroe del titolo diventa il burattinaio che manipola tutti i personaggi della trama. Fu disegnato da Oscar Ghiglia (1876-1945), il pittore preferito di Ugo Ojetti, il più importante critico d’arte italiano del suo tempo, autore anche della commedia assieme a Renato Simoni, critico e autore teatrale, che tradusse la prosa di Ojetti in vernacolo goldoniano.

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 7 Febbraio 2022, 15:02
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