Napoli, dopo Il Cristo Velato arriva anche il “Figlio Velato”: folla di turisti e fedeli per la scultura di Jago
di Matilde Andolfo

Napoli, dopo Il Cristo Velato arriva anche il “Figlio Velato”: folla di turisti e fedeli per la scultura di Jago

Si chiama il "Figlio Velato" e diventerà un fenomeno mondiale come l'altro più noto ovvero il "Cristo Velato" di Giuseppe Sanmartino. L'assonanza nel nome dell'opera e del luogo non è l'unica spiegazione. «Ma padre quel bambino non è morto, sta solo dormendo. Anche io dormo così, con il lenzuolo sopra i miei occhi». Il significato profondo del "Figlio Velato" opera dello scultore Jago la coglie Marco, un bambino di appena sei anni.
 
 

A rivelarlo è padre Antonio Loffredo, parroco del rione Sanità, quartiere che da ieri sera accoglie la scultura posta all'interno della sagrestia della chiesa di San Severo fuori le mura: «Chi vede la vita in questa scultura ha ragione, quel bambino di marmo è più che mai vivo - dice padre Antonio -, basta scorgere la manina che sembra voler uscire da quel lenzuolo per comprendere quello che ha visto Marco, abitante di questo quartiere. Per noi il "figlio velato" sta solo dormendo, non è morto. Questo è il messaggio che vogliamo dare». Il piccolo Marco era tra i tantissimi che ieri sera, malgrado il cattivo tempo, erano in fila a visitare l'opera di Jago. Meraviglia delle meraviglie, dopo le restaurate catacombe di San Gaudioso nella vicina e più nota basilica di Santa Maria della Sanità, si riscopre un altro luogo sacro, la chiesa di San Severo fuori le mura: qui nel IV secolo il vescovo Severo, pose il suo sepolcro gentilizio sul sito dove poi vennero erette le sue catacombe. I

Inevitabile l'assonanza del "Figlio velato" della sagrestia di San Severo con il "Cristo Velato" di Giuseppe Sanmartino che invece risiede nella cappella dei principi de Sangro Sansevero nelle vicinanze di piazza San Domenico Maggiore. L'equivoco ha suggerito a padre Antonio di dare una svolta per rilanciare anche questa parte della sanità meno conosciuta ma ugualmente ricca di storia e di mistero.

Ad accogliere i visitatori i magnifici ragazzi della cooperativa la Paranza insieme all'autore Jago. Che spiega il significato del "Figlio Velato":
«A Napoli c'è il capolavoro mondiale del Cristo Velato, citando il capolavoro del Sanmartino tentiamo di raccontare una storia diversa. La storia dei milioni di innocenti che il nostro tempo consapevolmente sacrifica. Questo è il figlio velato, un bambino simbolo di una enorme sofferenza, ma anche una speranza perché tutto ciò non si ripeta. La verità - conclude l'artista - è che l'arte non potrà cambiare gli eventi, non potrà fermare le atrocità,ma può schierarsi dalla parte della bellezza , può evocare una fratellanza». Sul basamento i nomi dei tanti che hanno contribuito con una donazione alla realizzazione dell'opera.

Il Figlio Velato sarà visitabile tutti i giorni insieme al resto della chiesa ricostruita nel 1573 per volontà dell'arcivescovo Mario Caiafa e che racchiude capolavori scultorei e tele di grandi artisti come Luca Giordano. Inoltre la terza cappella a sinistra permette di accedere alle eponime catacombe paleocristiane che conservano affreschi e resti lapidei del V-VII secolo.

Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Dicembre 2019, 18:21
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