La "stella" Paolo Gramaglia a Villa Barbarich omaggia il cinema italiano

La "stella" Paolo Gramaglia a Villa Barbarich omaggia il cinema italiano

«Veloce ma piano». Proprio muovendosi così, tra gli ospiti di Villa Barbarich a Mestre, lo chef stellato Paolo Gramaglia svela la parola d'ordine nelle sue cucine. «Quando i ragazzi mi chiedono come fare, a volte con un po' di timore, dico semplicemente di seguire la mia voce. Che spesso ripete, appunto, veloce ma piano...». Si percepisce l'obiettivo per questo progetto imponente all'interno di Villa Barbarich. Intanto si guardano le stelle mentre a pochi passi da qui si tiene la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica. Al cinema è stata dedicata la cena-evento all'interno di questa straordinaria villa cinquecentesca d’ispirazione palladiana, oggi un Luxury Resort con Ristorante. Sotto lo sguardo dei personaggi degli affreschi di Ludovico Toeput, Chef Gramaglia ha proposto 6 portate, le prime cinque dedicate ai film italiani in concorso al Festival di Venezia e il dessert al Leone D’Oro, l’iconico premio.

Chef Paolo Gramaglia, il menù stellato

Ad aprire la cena è stata una mise en bouche dedicata a “Il Signore delle Formiche” (regia di Gianni Amelio), proiettato proprio il 6 settembre nelle sale della Mostra: tacos di limone con mantecato di dentice e merluzzo in salsa soar, uva passa e pinoli, un piatto provocatorio che gioca sull’insolito twist dato dall’alternanza di acidità e dolcezza. Il viaggio on the road e la scoperta di differenze e affinità che legano ogni città, sono l’ispirazione dello Chef per l’antipasto dedicato a “Bones and all” (regia di Luca Guadagnino): un baccalà in olio di cottura, salsa di pomodoro e ribes, con polvere di olive taggiasche e spuma di bruschetta. Un “piatto del mondo” con protagonista un pesce cosmopolita, pronto ad attendere i viandanti in ogni angolo del globo, ricco di cultura, interpretazione e tradizione.

 

Risotto in essenza di crostacei

La cena è continuata poi con l’omaggio dello Chef a “Chiara” (regia di Susanna Nicchiarelli), attraverso un “primo” ispirato alla libertà di osare, di rompere le regole, di giocare con i contrasti, per compiacere il palato. Un risotto in essenza di crostacei, con gamberi, limone, granita di riccio e carbone di lampone che fa della sapidità dello iodio, data dalla cottura in acqua di mare, e della dolcezza pungente del lampone in carbone la sua cifra stilistica, rendendo tributo a due donne, la regista e Santa Chiara, che hanno fatto della libertà il proprio dogma.

Il sorbetto che omaggia gli anni '70

A “Monica” (regia di Andrea Pallaoro) e al suo intimo e introspettivo viaggio nella vita passata e presente è dedicato il piatto che inaugura il “secondo tempo” della cena firmata da Gramaglia. Una spigola in cottura poché con salsa di scorzanera e lime all’insegna dell’essenzialità e dell’arte della sottrazione. Un pre-dessert ispirato a “L’Immensità” (regia di Emanuele Crialese) preannuncia il finale: l’assoluto di mela verde, un sorbetto dalle note aspre e fresche che omaggia gli anni Settanta - epoca in cui è ambientata la pellicola - con le loro tinte pop e brillanti come il verde acido e il sapore rock delle rivoluzioni culturali che hanno segnato una generazione. Chiude la cena il dessert “di cioccolato in cioccolato” abbinato dallo Chef Gramaglia all’ambito Premio del Festival, il Leone d’Oro, tra ricercatezza, classicità e innovazione


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 Settembre 2022, 15:31
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