Sanremo 2019, Andrea Bocelli di padre in figlio: «Matteo, seguimi sul palco»

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di Rita Vecchio

Venticinque anni fa ha vinto il Festival di Sanremo. E questa sera Andrea Bocelli festeggerà insieme al figlio Matteo. Quella vittoria ma anche i novanta milioni di copie vendute in tutto il mondo, una stella sulla Walk of Fame e il recente primo posto nella classifiche americane e inglesi con il suo ultimo album Sì.

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A 25 anni dalla sua vittoria torna a Sanremo con Matteo: emozione doppia?
«È sempre un'esperienza foriera di grandi emozioni. Nel 1994 con Il mare calmo della sera, poi l'anno dopo Con te partirò: mentre la cantavo nasceva il mio primogenito, Amos che mi ha accompagnato al pianoforte proprio a Sanremo. Per me il palco del Festival è come un album di ricordi: qui ho vissuto alcuni dei momenti più importanti della vita, non solo professionale. Questa volta sarò sul palco con Matteo - determinato a seguire le orme del babbo - con Fall on me, canzone che parla proprio di un figlio che cresce e che si affaccia alla vita adulta, e di un genitore che lo sostiene e rassicura».
Se le chiedessero di essere il prossimo direttore artistico del Festival?
«Ringrazierei di cuore, ma faccio un altro mestiere e che al momento l'attività di interprete mi assorbe interamente. Sanremo continua comunque a esprimere un momento televisivo importante e di grande visibilità».
Che idee si è fatto sulle polemiche degli ultimi giorni?
«Penso che siano un immancabile bordone che accompagna il festival da quando è nato. Fa parte del gioco. Dura il tempo della kermesse, fa il rumore che deve e poi, quasi sempre, svanisce».
Sa che Baglioni, ironizzando proprio sulle polemiche, dice che con lei all'Ariston ci sarà nepotismo?
«E siamo sicuri che chiamandosi Bocelli la strada di Matteo sia più in discesa che in salita? (ride, ndr)».
Cosa ne pensa di un Festival senza ospiti stranieri?
«È una linea che rispetto. Per guardare all'estero, ci sono altre occasioni».
A maggio ritornerà dopo tredici anni al San Carlo di Napoli.
«Napoli è una città speciale, con un teatro altrettanto speciale. Il programma è simile a quello che farò al Metropolitan di NYC il prossimo 10 e il 17 febbraio. Filo conduttore sarà l'amore. Amore dichiarato, preteso, supplicato, esaltato, celebrato nel corso degli intrecci del melodramma: quella sublime finzione che da oltre quattro secoli regala alla musica il suo più scintillante paradiso. Ci saranno anche centocinquanta studenti provenienti dall'hinterland napoletano. La loro presenza è il valore aggiunto che dimostra come anche i giovani possono avvicinarsi a questo genere».
Bellezza e amore le parole chiave.
«La buona musica è in grado di trasmettere valori positivi, di aprire cuore e mente, abbattendo qualsiasi barriera culturale e generazionale. Sono convinto che l'educazione - musicale e non - possa realizzare l'unica grande rivoluzione auspicabile: quella interiore».
Nel suo ultimo disco duetta con Ed Sheeran: Amo soltanto te sarà il prossimo singolo?
«Sì. È un connubio felice e pieno di amicizia, nato da una sua telefonata in cui mi proponeva di cantare una nuova edizione di Perfect. Complici i miei figli grandi, entrambi suoi fan, ho accettato».
Sì è entrato in classifica in Inghilterra e poi in America, un vero record: Bocelli è la rivincita di un'Italia che altrove arranca?
«Sono ben altre le eccellenze. Certo non è un paese semplice, ma credo ancora che sia il posto migliore dove trascorrere la vita».
Cosa pensa dei talent?
«Rappresentano un'opportunità interessante che ai miei inizi era difficile da trovare: aumentano la possibilità di farsi conoscere e incoraggiano una sana competitività. Se iniziassi oggi non escluderei l'ipotesi di parteciparvi, anche se una carriera non si costruisce mai a tavolino».
La sua fondazione continua a fare grandissime operazioni di solidarietà. Cosa ne pensa di come l'Italia oggi sta affrontando la questione migranti?
«Non mi occupo di politica, non mi permetto di imbastire facili ricette a coloro che hanno una visione più ampia della mia. Da credente e da cattolico, ritengo fondamentale mettere in pratica quei principi cristiani che i nostri genitori ci hanno insegnato e credo sia fondamentale schierarsi sempre dalla parte del bene, coltivando onestà, altruismo, rispetto. Stare dalla parte del bene, però, non significa dire sistematicamente sì ed andare oltre le nostre possibilità. Come disse qualcuno: con troppi propositi si fanno spropositi».
Per chi fa il tifo a Sanremo?
«Faccio il tifo per il talento. A determinare il vincitore sarà non tanto la classifica quanto - dopo il festival il gradimento del pubblico. Che vinca il migliore!».

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Ultimo aggiornamento: Martedì 5 Febbraio 2019, 13:15
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