Paolo Maiorino, curatore della collana dedicata a Lucio Dalla: «Lui, un genio istintivo e visionario»
di Claudio Fabretti

Paolo Maiorino, curatore della collana dedicata a Lucio Dalla: «Lui, un genio istintivo e visionario»

Paolo Maiorino, qual è la peculiarità di questa collana?
«Abbiamo voluto ricostruire la storia di Dalla in modo diverso dal solito. Coinvolgendo tutti i musicisti, produttori, giornalisti e amici che hanno avuto a che fare con lui. Per ogni uscita c’è un booklet ricco di testimonianze e aneddoti».

Cosa emerge dell’uomo Dalla?
«Era una persona istintiva, imprevedibile. Amava discutere, provocare. Come ha raccontato Angela Baraldi, “con lui si partiva dall’arrangiamento di un pezzo e si arrivava a discutere di Schopenhauer e di filosofia”».

E in studio che musicista era?
«Io ho lavorato con lui per 3-4 dischi, nel tratto finale di carriera. Non sapeva leggere la musica, ma sapeva esprimersi tramite la musica. I musicisti all’inizio si lamentavano, poi riuscivano a capirlo e trovavano la sintonia. Lui amava il confronto, ma alla fine voleva sempre avere l’ultima parola».

Si parte da “Come è profondo il mare”. Che disco è stato?
«Un disco-chiave. Da qui iniziò a scrivere i testi, con uno stile unico, visionario. Gli giovò molto aver lavorato con Roberto Roversi, mettendo in metrica le sue poesie».

Quali sono gli album di Dalla a cui è più legato?
«Il vertice forse sta nella trilogia prodotta da Colombini (Come è profondo il mare, Lucio Dalla, Dalla). Ma il mio preferito è Viaggi organizzati, dove iniziò a sperimentare con l’elettronica, assieme a Mauro Malavasi».
Una curiosità tra le tante?
«Attenti al lupo era stata scartata da Ron. Si chiamava “La Casetta”. Lui la stravolse, e ne fece la hit che trascinò al successo il suo Cambio». 
Martedì 3 Dicembre 2019, 07:50
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