Paolo Conte: «Un disco live per festeggiare i 50 anni di Azzurro»
di Massimiliano Leva

Paolo Conte: «Un disco live per festeggiare i 50 anni di Azzurro»

MILANO - «Oggi mi chiamano anche maestro, mi fa piacere. C’è voluto un po’ di tempo perché venissi abilitato al ruolo, ma va bene così». C’è sempre un senso di riverenza davanti a un personaggio come Paolo Conte. L’appuntamento è al Teatro degli Arcimboldi di Milano, dove ha in programma un concerto. «Oggi sono spesso stanco per viaggiare. Ma una serata con i miei musicisti sul palco è sempre spesa bene». Avrà pensato lo stesso quando ha registrato dal vivo il disco uscito venerdì scorso: Live in Caracalla - 50 years of Azzurro, concerto tenuto a Roma lo scorso giugno per il 50° anniversario di una delle sue canzoni più famose. «Quando l’ho scritta avevo subito capito che era speciale. La scrissi pensando proprio ad Adriano Celentano. Se l’avessi cantata io non penso che avrebbe avuto successo».

Ha sentito Celentano per il compleanno di “Azzurro”?
«No, ci siamo sentiti forse tre o quattro volte in tutta la nostra carriera».

Oggi rivive con piacere il passato?
«Non ho rimpianti, forse solo il fatto di aver realizzato Razmataz (uscito nel 2000, come progetto allegato a un Dvd, ndr). All’epoca forse non c’erano ancora così tanti appassionati legati anche alle immagini. Resto legato al jazz degli anni 20, un’epoca fantastica».

Sta pensando anche a un album di inediti.
«Per il momento no. Mi capita di mettermi giù e magari arriva una canzone e poi un’altra e un’altra ancora. Ma non ho un progetto, solo cose nel cassetto. Un giorno dovrò fare ordine nei cassetti».

C’è una sua canzone che preferisce?
«Le immagino come se fossero tutte dei figli, ma se dovessi scegliere direi Gli Impermeabili per la musica e Genova per noi per il testo».

Qual è la sua giornata tipo?
«Una volta suonavo tutti i giorni, oggi ho perso questa abitudine. Mi piace disegnare. Forse un giorno venderò i miei disegni».

“Azzurro” uscì nel ‘69. Che ricordi ha di quell’anno?
«Aiutavo già mio padre in ufficio, dividevo il mio tempo tra scartoffie legali e nel tempo libero scrivevo musica. Ho goduto del mondo dei cantautori perché allora andava di moda il termine alternativo e nessuno era più alternativo di me per come cantavo».

Cosa le piace di più della musica?
«Mi hanno sempre attratto melodia, armonia e ritmo. Forse, sceglierei l’armonia».

Preferisce sempre il jazz ad altri generi?
«Sì, perché è un genere che sorride anche alla teatralità, il musicista jazz si muove come un attore».

Ma le donne fanno ancora fatica a capire il jazz?
«Ascoltare un brano jazz è come stare davanti a un automobile. A un uomo piace sapere come è fatto il motore, i cilindri. Alla donna invece piace la linea, la carrozzeria. Almeno un tempo era così».

È un tifoso milanista? Cosa pensa dell’ultima sconfitta con la Juventus?
«Mi ha fatto un po’ pena Higuain: è una persona seria e vederlo così infuriato mi ha fatto compassione. Gattuso mi piace, non ha colpe».
Mercoledì 14 Novembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 15:12
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